L’AD di Allianz Italia, Giacomo Campora, conferma la volontà della compagnia di riconsiderare la propria adesione ad ANIA entro fine anno, ma si dice disponibile a restare qualora vengano riviste le regole di governance. Il Presidente di ANAPA Rete ImpresAgenzia, Vincenzo Cirasola, auspica che ANIA trovi le soluzioni per mantenere Allianz all’interno dell’associazione e favorire anche il rientro di Unipol

Negli ultimi giorni il settore assicurativo è stato scosso da un importante sviluppo. Con una lettera inviata il 29 ottobre 2025 dai quattro Presidenti dei Gruppi Agenti all’Amministratore Delegato di Allianz Italia, Giacomo Campora, e la successiva risposta dello stesso AD, è arrivata conferma della volontà della compagnia di uscire da ANIA alla fine dell’anno, pur con la dichiarata disponibilità a rivedere tale decisione qualora vengano accolte alcune proposte di modifica della governance associativa. Entrambe le lettere sono pervenute per opportuna conoscenza anche ad ANAPA.

Pur rassicurando sul rispetto dell’Accordo Nazionale Agenti (ANA 2003), la replica di Campora ha messo in allarme ANAPA Rete ImpresAgenzia. L’eventuale decisione di Allianz, sommata all’uscita di Unipol del 2016, rischia di incidere in modo significativo sugli equilibri della rappresentanza collettiva delle imprese assicuratrici e, di riflesso, sull’assetto delle relazioni industriali del settore. Tutto ciò si aggiunge al comportamento dello SNA che in questi 20 anni per ben 3 volte ha abbandonato il tavolo della trattativa del rinnovo dell’Accordo Impresa Agenti. Ne abbiamo parlato con Vincenzo Cirasola, Presidente Nazionale di ANAPA Rete ImpresAgenzia.

Presidente Cirasola, partiamo dall’attualità: che cosa pensa dello scambio di lettere tra i quattro presidenti dei Gruppi Agenti Allianz e l’Amministratore Delegato Giacomo Campora?

Ritengo importante e doveroso che i presidenti dei 4 GAA di Allianz abbiano scritto congiuntamente per chiedere chiarimenti e rassicurazioni. La risposta del dott. Campora ha avuto il merito di rassicurare su un punto essenziale: l’accordo ANA 2003 continuerà a essere rispettato. Tuttavia, la prospettiva di un’uscita definitiva di Allianz da ANIA entro dicembre, qualora non si trovassero soluzioni sulla governance, è un segnale preoccupante.

In che senso preoccupante?

Perché dopo Unipol, anche Allianz potrebbe uscire dal perimetro dell’associazione datoriale ANIA, che rappresenta le compagnie al tavolo negoziale. Questo rischia di rendere impraticabile qualsiasi rinnovo dell’accordo nazionale ANA 2003, ormai fermo da più di vent’anni. Si sta delineando uno scenario nel quale, per colmare un vuoto, i gruppi aziendali saranno sempre più costretti a sottoscrivere accordi integrativi di secondo livello con la propria compagnia. Questo, alla lunga, finirebbe per indebolire le funzioni e il ruolo di un sindacato degli agenti. Personalmente auspico che ANIA trovi il modo di trattenere Allianz e di favorire il rientro di Unipol, nell’interesse dell’intero settore assicurativo e della tenuta del sistema di contrattazione nazionale

Una sorta di ritorno al passato?

Più che un ritorno, un rischio che si avveri quello che già nel 2006 l’ANIA tentò di fare. Ricordo ancora vividamente quell’episodio. Partecipavo come vicepresidente nazionale SNA alla delegazione congiunta con UNAPASS, dove era presente anche l’allora giovane compianto Massimo Congiu. L’incontro si tenne nella vecchia sede dell’ANIA in via della Frezza a Roma. Dopo averci offerto un caffè, l’allora presidente ANIA Fabio Cerchiai ci comunicò bruscamente l’interruzione di ogni trattativa con le rappresentanze sindacali. Il motivo? L’esposto che avevamo presentato all’Antitrust e il nostro impegno per l’abrogazione dell’esclusiva, che poi avvenne con la legge Bersani dell’aprile 2007.

E cosa disse Cerchiai in quell’occasione?

Ci accompagnò alla porta dicendoci che “andate a trattare con le vostre mandanti”. E così fu. Oggi, a distanza di quasi vent’anni, vediamo che quell’impostazione, che allora ci sembrava inaccettabile, sta di fatto prendendo forma. Nessun rinnovo dell’ANA è avvenuto da allora, ma sono proliferati gli accordi integrativi.

Quali potrebbero essere le conseguenze per la categoria?

Il rischio è la frammentazione, perché senza un interlocutore unitario e una sede nazionale di confronto rischiamo di non riuscire più a rinnovare un Accordo Nazionale. Inoltre, ogni Gruppo Agenti rischia di dover trattare individualmente, con risultati disomogenei che potrebbero essere anche peggiorativi. Questo indebolisce la forza contrattuale collettiva e mina le tutele storiche dell’accordo ANA. La rete agenziale ha bisogno di un quadro normativo moderno e condiviso, non di soluzioni diseguali o frammentate.

ANAPA come intende agire?

Abbiamo già inviato una lettera ai quattro presidenti dei Gruppi Allianz per esprimere apprezzamento per la loro iniziativa, ma anche per condividere le nostre preoccupazioni. Abbiamo ribadito l’importanza di un fronte comune e siamo disponibili al confronto e pronti ad affiancarli con il nostro supporto tecnico e politico. Li abbiamo invitati a sollecitare Allianz affinché richieda all’ANIA di riaprire il tavolo di confronto sul rinnovo dell’ANA e, parallelamente, a incalzare lo SNA — nel quale operano numerosi agenti Allianz, alcuni anche con ruoli apicali — affinché si sieda al tavolo con ANIA congiuntamente alle altre sigle sindacali, come atto di responsabilità verso l’intera categoria.

Un’ultima domanda: ANAPA è contraria agli accordi integrativi aziendali?

No assolutamente, ma li immaginiamo come migliorativi di un quadro generale e caratterizzanti di singole culture e storie rappresentate. Il nostro obiettivo è sempre stato quello di mantenere un impianto contrattuale nazionale, aggiornato e condiviso. Accordi integrativi possono avere senso solo come completamento, non come sostituzione. L’unità della categoria è un valore da difendere, non un ostacolo da aggirare.

a cura di Vincenzo Giudice


Foto in copertina: Vincenzo Cirasola, Presidente di ANAPA Rete ImpresAgenzia

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