Tra treni in ritardo, incontri fortuiti e pranzi inaspettati, il racconto ironico di Diego Milani Brugna, presidente di ANAPA Emilia Romagna, dove anche i disagi si colorano di ironia e leggerezza

Dopo aver deciso di partecipare all’Anapa Day di Torino dal titolo “Informarsi per Tutelarsi”, organizzato con grande impegno dalla collega Martina Minella, mi preparo alla partenza. Treno prenotato, partenza da Milano Rogoredo. Arrivo in stazione con largo anticipo. Fa un caldo da girone infernale e il treno è in ritardo prima di dieci, poi di quindici ed infine di ventidue minuti.

Ma va?

Dapprima la ricerca di una panchina, una qualunque. Quelle metalliche, essenziali nei pressi dei binari che sono talmente rare da divenire miraggi per qualsiasi viaggiatore risalga dai sotterranei della stazione per rivedere la luce. Ne avevo trovato una a distanza di duecento metri dall’altra: entrambe occupate da un gruppo eterogeneo di persone. Finalmente si era aperto un pertugio per una seduta trasversale; un lembo per un gluteo e mezzo ma la sosta durò pochi minuti.

L’arrivo di una madre che portava tra le braccia un infante piangente mi portò a concedere quel triangolo di luce da seduta occasionale. Sa va sans dire Milani, anche Brugna eppoi Diego, se vuoi sentirti cavaliere lo devi dimostrare. Ogni treno in ritardo è un attacco alla resistenza del viaggiatore. Soprattutto a Rogoredo dove il clima è quello della Fortezza Bastiani del deserto dei Tartari. Poi, finalmente, ecco il treno.

Carrozza 2, posto 3D. Dico a me stesso: “Speriamo che non sia pieno di gente così viaggio in pace seppur in ritardo” La carrozza dovrebbe confortare la mia aspirazione. Salgo, e con sollievo vedo il mio posto libero e, intorno, un paio di altri viaggiatori.

Wow, penso. “Un piccolo miracolo“.

Mentre sistemo la giacca e il bagaglio, sento una mezza imprecazione a denti stretti contro non si sa bene cosa o chi. Forse contro il destino chissà, ma poi capisco l’avversione alla gestione del treno, al suo ritardo, alla maledizione di Montezuma o di sua moglie Teotlalco oppure qualche altro Atzeco. Non mi voglio voltare subito perchè non sta bene ma quella voce mi pare di riconoscerla. Quando sento l’uomo che maledice il destino e l’intera prole di Trenitalia, prendere il telefono e far rimbalzare nell’aria parole chiave come “Ivass”, mi si allarga un sorriso e ogni parvenza di dubbio svanisce. Mi siedo e guardo da quella parte: emerge con il suo gessato bluette immancabile tutto affaccendato nella telefonata ma mi riconosce e io pure. Due sorrisi, mi avvicino: il Presidente.

Ciao Presidente Nel mio viaggio entro il deserto dei Tartari o di Rogoredo (fate voi), il treno 9312 Trenitalia pareva un sogno ma di fronte alla presenza del Presidente non potevo rinunciare a sedermi laddove lui sedeva. Primo rimprovero: “se me lo dicevi avremmo viaggiato insieme” E dove siamo Pres?

Infatti conveniamo che si possa viaggiare insieme: lui parlotta con Ivass sul nuovo “Arbitro Assicurativo” e non so bene con chi mi fa un sorriso e torna a confabulare. Rispettosamente mantengo il mio riservato contegno e mi accingo a scrivere qualcosa col mio iPad. Mentre già avevo individuato la frase da stendere su foglio elettronico, il Presidente cessa la sua telefonata intensa e ci mettiamo a parlare; anzi parla lui con tono evidente e si becca il rimbrotto di un viaggiatore a fianco che lo invita ad abbassare la voce. Il Presidente accusa il colpo, si gira verso di me, fa un ghigno educatamente nascosto al suo occasionale interlocutore da Riforma Gentile; secondo me lo ha mandato mentalmente affan…, ma in modo molto formale! Ma si viaggia nel silenzio che dura circa tre minuti. Mi racconta che ha cambiato treno perché il suo sarebbe arrivato dopo cinquanta minuti; è evidente che ce l’ha con Trenitalia e infine anche con qualcuno che non ho compreso bene.

Le sue imprecazioni mi ricordano Louis De Funes nei suoi tradizionali film divertenti. Non è mai volgare, ma incazzato come nelle parodie di Gioele Dix. Nel successivo silenzio tra noi due, emerge la sua voce: dice qualcosa che non comprendo ma intuisco che parla col telefono. Eh già, lui non scrive con le dita come noi del deserto dei Tartari, ma detta con vocale i suoi messaggi. A volte con monosillabi a volte con tre parole, a volte con sette. Il fatto è che non riesco mai a capire se parla con me o con il telefono e in qualche occasione gli rispondo pure. Ma non mi fila nemmeno di striscio; testa bassa e guarda il telefono. Detta qualcosa, chiama la Segreteria dice che è deluso per qualcosa, poi chiama ossequioso.

E’ il Presidente: un dinamismo inarrestabile. Trova anche il tempo per programmare una breve vacanza coi figli. Bene, forse riposerà. Riposo? Credo non sappia cosa sia questa parola. Arriviamo a Torino, entrambi affamati.

Pres, ho un posto fidato. Ti va?” e gli propongo una pasticceria. Mi guarda con un mezzo sorriso.

Una pasticceria?”

Sì, ma fidati del mio istinto gastronomico: fanno un ottimo lunch”.

Eccolo che non smentisce il suo istinto e dopo Bob De Niro ne “Il cacciatore” ecco Vince Cirasola ne “Il cazziatore”. Attendo la reprimenda e rilancio: “Fidati di me”. Linguine alle cozze e sogliola per il Presidente. Condivisione fraterna delle linguine ed insalata di fagiolini e merluzzo per me. Vino per il presidente bianco fermo? Si, no…Franciacorta. Gradisce e si complimenta per la scelta. Fiuuuuu!

Il Presidente si dimostra uomo di qualità: offre il pranzo sorprendendomi mentre vado in toilette. Lo avrei offerto volentieri io ma mi ha battuto sul tempo. Grazie Presidente. Ci avviamo al luogo del convegno e il Presidente in grande forma sa sempre cosa dire. Torniamo, sosta idraulica nel bar vicino alla stazione e si mangia un gelato al limone. Alla stazione ci si ferma perché il treno è in ritardo di venti minuti. Secondo il lettore con chi se la prende? Nel ritorno si rinnova il motivo dominante del viaggio di andata. “Parla con me o col telefono?

So che non tace nemmeno un minuto ma stavolta non c’è nessuno da mandare a stendere…. Tranne Trenitalia che, anche al ritorno, ci porta a destinazione in ritardo. Accidenti Trenitalia: “Ma con Italo è peggio…” Lo dice Lui.  E’ il Presidente e non ne inventeremo un altro così. Un abbraccio Vincenzo, alla prossima!

a cura di Diego Milani Brugna


Foto in copertina: Diego Milani Brugna