
Il caso Crans-Montana e i limiti delle coperture RC
Non è solo una questione di polizze, ma di rischi sottovalutati e responsabilità condivise

Intermedia Channel pubblica l’editoriale del Presidente nazionale di ANAPA, Vincenzo Cirasola, dedicato al caso di Crans-Montana. Una riflessione che, partendo da una tragedia di portata eccezionale, analizza con equilibrio i limiti strutturali delle coperture di responsabilità civile, il tema della sottoassicurazione e il ruolo condiviso di assicuratori, intermediari e istituzioni pubbliche nella gestione dei grandi rischi.
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Le tragedie non dovrebbero mai diventare terreno di scontro o di semplificazione. Il caso di Crans-Montana, prima ancora che un tema assicurativo, è un evento drammatico che ha colpito profondamente le famiglie delle vittime e l’intera collettività. A loro va, senza ambiguità, il primo pensiero e la massima solidarietà. Proprio per rispetto verso chi ha perso la vita, è necessario affrontare questo episodio con lucidità e senso di responsabilità, evitando letture emotive o strumentali. La tragedia ha riportato al centro del dibattito un nodo strutturale che il mondo assicurativo conosce da tempo: la distanza crescente tra la dimensione reale di alcuni rischi e la capacità delle coperture di responsabilità civile normalmente presenti sul mercato.
In questo contesto assume rilievo il fatto che AXA, gruppo assicurativo di primaria rilevanza internazionale, assicuratore sia del Comune di Crans-Montana sia del locale coinvolto, abbia chiarito pubblicamente che le polizze in essere – pur conformi agli standard di settore – non sono sufficienti a far fronte a danni di proporzioni eccezionali. Una presa di posizione che va letta come riconoscimento di un limite tecnico oggettivo. Dalle prime valutazioni emerse anche nel confronto tra operatori del settore, il danno – che sul piano morale e umano è inestimabile, poiché nulla può risarcire la perdita di un figlio in così giovane età – assume, sul piano civilistico, dimensioni comunque estremamente rilevanti.
Considerando che il risarcimento per la perdita della vita di un giovane quindicenne, pur tenendo conto che il calcolo definitivo dipende da molteplici componenti soggettive e oggettive, difficilmente prevedibili e valutabili in questa sede, il danno complessivo potrebbe collocarsi in un ordine di grandezza prossimo ai 100 milioni di euro, se non superiore. Un livello che rende evidente come nessun massimale ordinario, e probabilmente nemmeno straordinario, sarebbe stato in grado di garantire una copertura integrale di un rischio di siffatta natura.
A ciò si aggiunge un ulteriore elemento di complessità: la verifica del rispetto delle norme di sicurezza e l’eventuale configurazione di profili di colpa grave. In tali circostanze, come noto agli operatori, anche le polizze di responsabilità civile possono prevedere limitazioni o esclusioni di garanzia. Il punto centrale, dunque, non è individuare colpevoli a posteriori, ma interrogarsi sull’adeguatezza complessiva del sistema di gestione del rischio. Un sistema che coinvolge non solo assicuratori e assicurati, ma anche le autorità pubbliche che autorizzano e regolamentano attività intrinsecamente ad alto rischio.
Nel nostro Paese, il tema è reso ancora più delicato dal fatto che l’Italia resta uno dei Paesi più sotto-assicurati in Europa. Esistono tuttora attività che operano con coperture largamente insufficienti, e in alcuni casi addirittura prive di una polizza RC. In questo scenario, il ruolo dell’agente di assicurazione professionale è quello di favorire consapevolezza: spiegare che il risparmio immediato sul premio può tradursi, in caso di evento grave, in un’esposizione economica e patrimoniale insostenibile. Parallelamente, anche il mercato assicurativo deve continuare a interrogarsi su soluzioni evolutive, compatibili con la sostenibilità tecnica ed economica.
Il caso di Crans-Montana, nella sua immane drammaticità, dovrebbe infine richiamare anche una responsabilità pubblica più ampia. È auspicabile che, in situazioni di questo tipo, vi sia un intervento delle istituzioni locali e dello Stato, non in alternativa ma a integrazione degli strumenti assicurativi, come segno concreto di vicinanza alle vittime e di assunzione di responsabilità verso la collettività. La prevenzione e la gestione dei grandi rischi non possono essere demandate esclusivamente al mercato assicurativo, ma richiedono un impegno condiviso e consapevole.
A cura di Vincenzo Cirasola, Presidente nazionale ANAPA Rete ImpresAgenzia, Agente di assicurazione da oltre 50 anni
Foto in copertina: Vincenzo Cirasola, Presidente nazionale ANAPA Rete ImpresAgenzia