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ANAPA | 27 September 2020

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Una norma che rischia di ingessare il mercato

Una norma che rischia di ingessare il mercato AnapaRete ImpresAgenzia critica il ddl Concorrenza che proibisce il tacito rinnovo per le polizze danni e introduce nuovi obblighi per gli agenti. Il presidente Vincenzo Cirasola fa appello all’unità delle forze sindacali per scongiurare l’approvazione definitiva, che minerebbe l’operatività della rete di vendita e la tutela del consumatore

“In Italia, la ratio continua a essere l’urgenza”. Con questa affermazione, Vincenzo Cirasola, presidente di Anapa Rete Impresagenzia, tuona contro il ddl Concorrenza, approvato al Senato lo scorso 4 maggio e che, a breve, dovrebbe concludere l’iter parlamentare con la votazione alla Camera. L’associazione,che già un anno fa era scesa in campo per opporsi alla proposta del tacito rinnovo, chiede che vengano riscritti gli articoli 6 e 25 del decreto, che prevedono nuovi oneri per gli agenti e il divieto di tacito rinnovo per le polizze danni. “Le nostre richieste – racconta Cirasola – erano già state accolte dal relatore, il senatore Salvatore Tomaselli, dalla senatrice Laura Puppato e dal sottosegretario Antonio Gentile, come anche dall’ex vice ministro allo Sviluppo Economico Enrico Zanetti, i quali, essendosi accorti dell’errore di fondo della norma, ci avevano promesso una modifica”. Contrariamente a quanto detto, è seguita una votazione blindata che ha impedito di fatto qualunque cambiamento. “In Italia – continua Cirasola – si continua a procedere per urgenza e ora il timore è che anche alla Camera si proceda con una votazione blindata, per poi correggere il tutto con un Concorrenza bis”.

PIÙ ONERI, MENO TUTELE

Nello specifico, l’articolo 6 del decreto stabilisce che gli agenti plurimandatari presentino, in tema di Rc auto, (in modo corretto, trasparente ed esaustivo) tutte le informazioni sui premi di tutte le compagnie di cui sono mandatari, con un notevole aggravio di oneri amministrativi. Tra l’altro, i preventivi dovranno essere confrontati con la polizza standard del Mise, creando quindi una discrepanza e una non-confrontabilità tra polizze omogenee. Secondo Cirasola, quest’articolo, oltre ad aumentare oneri amministrativi e responsabilità per gli agenti, non favorisce neanche il cliente. “Il paradosso è che andremo a ingessare ancora di più il mercato perchè le agenzie, per non subire gli oneri, faranno le polizze poliennali”. Un timore condiviso anche dal presidente di Konsumer Italia, Fabrizio Premuti e dall’Ania che, dopo un anno di silenzio, prende atto di un “provvedimento che non funziona”.

UNA NORMA IN CONTROTENDENZA CON L’EUROPA

L’articolo 25 invece, prevede che le polizze assicurative del ramo danni, a prescindere dalla loro tipologia, non potranno più essere rinnovate con il metodo del tacito rinnovo. Creando anche qui, secondo Cirasola, una serie di svantaggi nei confronti del cliente/consumatore: le compagnie, secondo l’associazione, saranno propense a spingere la propria rete commerciale a stipulare contratti poliennali, con la clausola per evitare l’aggravio degli oneri amministrativi. Su questo, Anapa ricorda che, in particolare, le polizze sanitarie e professionali acquisiscono nel lungo termine valore e negoziabilità con il cliente ma, con il divieto del tacito rinnovo, molti clienti dovranno ridiscutere annualmente la propria posizione accogliendo anche i rispettivi aumenti o cambiamenti nelle coperture. “Questo decreto non va nella direzione di offrire una maggiore tutela al consumatore, anzi lo rende molto più vulnerabile e fragile nella negoziazione con la compagnia”, sottolinea Cirasola, osservando che l’Italia sarebbe “l’unico Paese a orientarsi verso la proibizione del tacito rinnovo sulle polizze danni”.

UNA POLITICA POCO LUNGIMIRANTE

Sugli altri articoli, secondo il presidente Anapa, si è cercato di dare un aggiustamento, ad esempio sulla tabella unica per il danno biologico, ma anche qui, la logica seguita rischia di non produrre l’effetto auspicato: “nel nostro Paese, si continua a ricorrere alla politica del prezzo più basso senza fare quello che va fatto: modificare la struttura del risarcimento del danno”. A riprova di ciò, Cirasola cita il caso della Germania dove viene stabilita una cifra fissa solo per il primo grado di parentela, e della Spagna, dove ai familiari delle studentesse Erasmus italiane che hanno perso la vita nell’incidente del pullman sul quale viaggiavano il 20 marzo 2016, sono stati proposti appena 70 mila euro; viceversa, “in Italia ogni giudice può stabilire il risarcimento per la vita delle persone, arrivando fino al terzo grado di parentela e forse anche oltre”. In definitiva, l’auspicio di Anapa è che Governo e Parlamento si accorgano della discrasia di questi articoli. Su questo, Cirasola, fa un appello alla compattezza di forze sindacali e gruppi agenti “per agire nelle sedi parlamentari e stare uniti in questa battaglia comune”.

Laura Servidio