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ANAPA | 26 July 2021

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Tacito rinnovo: molti lo osteggiano, a qualcuno piace

Il passaggio sulle polizze danni non auto è stato stralciato alla Camera dal ddl Concorrenza, con il plauso di agenti e compagnie, ma non dei broker: adesso la palla passa al Senato. A Insurance Daily, il presidente di Assiteca, Luciano Lucca, spiega come la norma potrebbe rendere più dinamico l’immobilismo del mercato italiano

Voluto da alcuni, osteggiato da altri, l’emendamento sull’abolizione del tacito rinnovo per le polizze dei rami danni è certamente tra i punti più controversi del ddl Concorrenza. Come spesso accade nel nostro Paese, la norma, entrata per la porta, è uscita dalla finestra per rientrare dallo scantinato. Lo scorso 22 giugno, infatti, le commissioni Finanze e Attività produttive della Camera hanno approvato il ddl con modifiche rispetto al testo del Senato, e la norma è stata cancellata: nuovi emendamenti in materia sono stati recentemente presentati dalla commissione Industria di Palazzo Madama. Non è certamente un mistero che a spendersi in prima persona affinché l’abolizione del tacito rinnovo fosse estromessa dal provvedimento sia stata Laura Puppato, ex agente di assicurazione. La senatrice del Partito Democratico aveva definito la norma “un danno per i cittadini”, oltre che “un regalo alle grandi case assicuratrici” che avrebbero tenuto “sotto scacco gli agenti professionisti, per incrementare le vendite on line e standardizzate”. C’è anche da registrare che all’indirizzo di Puppato e di sua figlia (agente di assicurazioni) sarebbero arrivate offese e financo minacce di morte, in merito alle quali la senatrice ha detto di volersi difendere per vie legali.

I contrari alla norma

Come noto, i sindacati nazionali degli agenti hanno sempre osteggiato la norma. Tanto lo Sna, quanto Anapa Rete ImpresAgenzia che, all’indomani della cancellazione del tacito rinnovo, ha diramato un comunicato per esprimere la propria soddisfazione “per il risultato, seppure aspettiamo la ratifica definitiva prima di cantare vittoria”, aveva affermato il presidente dell’associazione, Vincenzo Cirasola. A onor del vero, nemmeno l’Ania si è mai rammaricata per la soppressione della norma. Anzi, nei giorni scorsi, interpellata sul tema dall’agenzia di stampa Radiocor, la presidente Maria Bianca Farina aveva affermato che il tacito rinnovo per i contratti assicurativi del ramo danni, esclusa la Rc auto, “è una misura che va a favore dei consumatori perché non obbliga a un adempimento amministrativo, ed evita il rischio che la nuova polizza possa costare di più. Il consumatore che non fosse contento del suo contratto – ha osservato – non resta senza strumenti: basta dare disdetta e rinnovare il contratto con chi vuole. Chi invece sta bene con la propria compagnia e non ha motivi per cambiare perché deve avere un pensiero e un adempimento in più con rischio di costi maggiori?”, avevachiosato Farina.

Assicurati più soddisfatti?

Chi invece si è sempre espresso a favore dell’abolizione del tacito rinnovo è Luciano Lucca, presidente di Assiteca (e vice presidente di Acb), che ha spiegato il proprio punto di vista a Insurance Daily. Secondo Lucca, l’abolizione del tacito rinnovo potrebbe portare a dei risultati positivi: da un lato nella qualità del servizio delle compagnie, dall’altro per la soddisfazione dell’assicurato. “Ciò è già stato dimostrato da quando l’Rc auto non ha più il tacito rinnovo. In quel caso si è avuto anche una ricaduta positiva relativamente alle cause per gli incidenti stradali, diminuite del 10%. Nel mercato assicurativo italiano – ricorda Lucca – quest’emendamento vede coinvolti premi per circa 15 miliardi di euro, pressappoco 10% di tutto l’ammontare del portafoglio assicurativo annuale. Non riusciamo a capire perché quasi tutto il mercato sia senza tacito rinnovo, e questo 10% debba restarne soggetto, laddove la riforma dell’Rca ha dimostrato i vantaggi che garantisce all’assicurato in termini di libertà”.

Vivacità in un mercato statico

Il presidente di Assiteca sostiene che, senza il tacito rinnovo, le compagnie dovrebbero impegnarsi in una maggiore proattività per far in modo che il cliente rimanga fedele, “con un evidente vantaggio per il consumatore”.
La norma avrebbe portato più vivacità in un mercato assicurativo italiano “totalmente statico e in continua discesa in termini di premi annuali. Rendere più libero il mercato – spiega – favorisce chi ha idee, chi investe, e chi introduce prodotti nuovi. Pertanto io ritengo che ciò che è accaduto è una tipica operazione di lobby, corporativista”. Lucca dice di non comprendere la posizione degli agenti. “L’ad di Unipol, Carlo Cimbri, ha dichiarato che, nel momento in cui fosse stato abolito il tacito rinnovo, molti agenti, dovendo andare a trattare con i clienti il rinnovo delle polizze, avrebbero visto accrescere l’importanza del proprio ruolo nei confronti delle compagnie, come veri e propri presidi sul territorio. Noi broker siamo stati accusati di trarre un vantaggio, ma io dico che in un mercato veramente libero, il vantaggio è di chi riesce a fare una proposta migliore al cliente, sia esso broker o agente”. In conclusione, Lucca si dice molto dispiaciuto per l’esclusione alla Camera, “anche perché tra l’altro in sede di commissione in Senato era stata introdotta da deputati del Pd, lo stesso partito che l’ha poi fatta naufragare: appare più un’operazione politica che un’operazione fatta nell’interesse dei cittadini”. Ora il provvedimento, transitato dall’aula di Montecitorio, è tornto a Palazzo Madama. La puntata finale inizierà a essere scritta nella prima settimana di agosto con l’approdo del testo in Aula del Senato.

Beniamino Musto