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ANAPA | 20 September 2018

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InsuranceDaily – GaAugusta e Gaa Generali Italia: questione di feeling .

Federico Serrao, presidente del gruppo agenti Augusta

Il percorso formativo degli agenti, la modalità di confronto con la compagnia, l’attenzione al dialogo e alla partecipazione. Queste le analogie che hanno spinto il gruppo agenti di Serrao ad unirsi a quello di Cirasola.

Dopo la più grande integrazione mai avvenuta tra compagnie, nei prossimi mesi, in casa Generali, si taglierà un nuovo traguardo: l’unione tra il gruppo agenti Augusta presieduto da Federico Serrao e il gruppo agenti Generali guidato da Vincenzo Cirasola. Pur confermando la stima nei confronti degli organi dirigenti degli altri gruppi del Leone, Serrao (agente Augusta Assicurazioni a Moncalieri (To) e socio fondatore di Anapa, di cui è componente di giunta, con delega al Ccnl) ribadisce l’importanza dell’unità e della comunanza di obiettivi, primo fra tutti proprio il dialogo. E auspica una nuova Casa degli agenti Generali, a patto, però, di avere obiettivi ben chiari e una guida salda.

Il gruppo Augusta darà vita, il prossimo giugno a Venezia, a una nuova realtà, fondendosi in un unico organismo con il gaa Generali Italia, presieduto da Vincenzo Cirasola. Decisione votata all’unanimità. Quale la reazione dei suoi colleghi Augusta nell’entrare a far parte di un gruppo aziendale così prestigioso?

A partire dal nostro congresso di Rimini 2014, nella cui mozione finale deliberammo, tra l’altro, di porre in atto le verifiche di compatibilità politica, tecnica e di funzionamento con il gruppo agenti Generali, la giunta e un’apposita commissione Integrazione hanno lavorato con i rappresentanti del gruppo presieduto da Vincenzo Cirasola, per sviluppare una piena consapevolezza del loro sistema associativo. Notizie che, via via, abbiamo esposto negli incontri di zona, fino alla storica assemblea di Bologna dello scorso ottobre. La reazione dei nostri associati, pertanto positiva per i motivi già citati, è stata di assenso consapevole, pur con il comprensibile dispiacere di chiudere un’era durata oltre trent’anni.

L’unificazione tra gli agenti Augusta e Generali Italia è una straordinaria mossa strategica e politica, anche sul piano dei risultati industriali. L’unione fa la forza. Coesione e collaborazione con un presidente come Vincenzo Cirasola non può che essere un corso formativo, per tutti voi, di grande spessore professionale e organizzativo. Qual è il suo pensiero a riguardo?

Intanto, la ringrazio della domanda, che contiene implicitamente un grosso concetto che ci gratifica. Scontata la verità, che l’unione fa la forza. Riguardo al prestigio e all’esperienza che il Gaa Generali possiede non devo certo essere io a farne gli elogi. Lo conoscono tutti ed è altrettanto vero che in tutti i gruppi agenti della galassia Generali, nessuno escluso, albergano personalità e professionalità di primissimo livello, quindi è certo che anche il GaAugusta ha portato e porterà il proprio know how con vantaggi che mi auguro positivi anche per i colleghi ex Ag. Ha citato anche il collea Vincenzo Cirasola, riguardo al quale posso darle, ovviamente, un parere esclusivamente personale: è una persona dalla quale si può imparare molto, nel campo della rappresentanza sindacale e della professionalità più in generale.

Lei crede che questa fusione debba rimanere “un unicum”? È convinto che l’intera operazione dia un senso alle modalità di rappresentanza?

Rispondo da semplice intermediario, ma con la positiva esperienza di aver gestito e rappresentato, per ben dieci anni, tutta una rete di vendita. Non posso che auspicare, per il futuro, un’ulteriore rappresentanza, forte e coesa, come e più di ora, dove non manchino mai la dialettica, il confronto, la condivisione e le ovvie contrapposizioni, che devono restare sempre e solo in un argine strettamente politico, mai personale. Ma tutto questo all’interno di un’associazione che, per forza di cose, si avvierà a delle modifiche: non potrà restare strutturata nelle forme attuali. Se ci sarà la volontà di costruire concretamente una nuova Casa degli agenti di Generali Italia, per noi e per le generazioni che verranno, si dovrà procedere con obiettivi chiari avendo bene a mente che siamo tutti intermediari di assicurazione e, per quanto attiene a gran parte delle tematiche che dovranno essere trattate in futuro circa la nostra professione, ribadisco il concetto dell’unità. Un’associazione, quindi, che, non per forza, dovrà omologare, in un senso o in un altro, un target di agente o di modello distributivo, ma che, al contrario, dovrà avere la cultura e la capacità professionale e organizzativa di sostenere tutto il sostenibile. Essere guida per i suoi iscritti, puntare al massimo.

Molte sono state le “Cassandre” che avevano valutato l’intero progetto impossibile da realizzare. Lei vi ha lavorato molto, anche per creare dei buoni contatti industriali con la mandante. Come ci è riuscito?

L’integrazione in Generali Italia è stata estremamente dura e faticosa, a causa della conversione di prodotti, sistemi e processi, e tanti sono stati i disservizi che abbiamo dovuto patire in questi tre anni. D’altronde, mi pare che, a ragione, i vertici della compagnia abbiano da più parti dichiarato che questa è stata la più grande integrazione mai avvenuta tra compagnie di assicurazione. Ebbene, se lo è stata, il merito va ascritto, in primo luogo, alle agenzie e ai loro attori tutti che, quotidianamente, traducono gli obiettivi delle mandanti in risultati concreti. Sul come siamo riusciti a instaurare un rapporto di fattiva collaborazione con la compagnia, sin dall’inizio abbiamo dichiarato l’appoggio non incondizionato al piano industriale, e quindi abbiamo semplicemente tenuto fede a quanto deciso. Decine e decine di tavoli, incontri, commissioni, mail e segnalazioni di ogni tipo, rivisitazione del prodotto auto e non solo, peraltro di fondamentale importanza. Se a questo aggiungiamo incondizionata disponibilità degli uomini di direzione, mai venuta meno, è semplice constatare che i risultati sono le loro logiche conseguenze, figli di questi comportamenti. Non ha senso qui riepilogare cosa e quanto abbiamo ottenuto, ma nella consapevolezza che si può sempre fare di più e meglio, a oggi siamo soddisfatti del punto in cui siamo arrivati.

Un’ultima domanda, ma non per importanza: per quale motivo, lei ha condotto per mano il futuro dei suoi colleghi verso il Gaa Generali Italia, tralasciando gli altri gruppi?

Tralasciare non è il termine esatto, diciamo un paio di cose. Con i due gruppi agenti Toro ad esempio, non vi erano le condizioni, a nostro parere, per compiere un’operazione di questo tipo, fortificando la rappresentanza. Aggiungiamo che, con la rete ex Ag, abbiamo scoperto, nel corso degli anni, di avere più cose in comune di quante si potessero immaginare, a partire dal percorso formativo che gran parte degli attuali agenti hanno compiuto dall’inizio delle rispettive carriere, per finire allo stile di rappresentanza molto simile per quanto concerne le modalità di confronto con la compagnia, finalizzata al raggiungimento del massimo risultato per gli associati, senza rinunciare, fin quando possibile, al dialogo e alla partecipazione. Infine, per i nostri due gruppi i tempi erano maturi, per gli altri forse ancora no. Non sono frasi di circostanza, come ho già detto, nutriamo stima umana e professionale nei confronti di tutti gli organi dirigenti dei gruppi agenti di Generali Italia, che non significa per forza condividerne pensieri e strategie. Con il gruppo di Cirasola si è creato un feeling maggiore.

Carla Barin

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