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ANAPA | 23 April 2021

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Il continuo progresso tecnologico condannerà anche gli assicuratori?

Il continuo progresso tecnologico condannerà anche gli assicuratori?

Diversi studi condotti in Europa e negli Stati Uniti ipotizzano un forte decremento della forza lavoro nei prossimi anni, anche se i consumatori considerano ancora fondamentale l’approccio umano tradizionale. Ma se guardiamo in Giappone…

di Paolo Iurasek

Poche settimane fa quotidiani e telegiornali hanno elencato una decina di professioni a rischio scomparsa, individuando un possibile decremento della relativa forza lavoro pari al 28% entro il 2022. La notizia rimbalzata dalla rete ha in realtà più di una fonte, dall’ Università di Oxford al sito americano Careercast.com fino all’ indagine sui rapporti tra digitalizazione e distribuzione assicurativa di Efma, in collaborazione con Roland Berger. Lo scenario allarmistico che ha il sapore tragico del definitivo parte dal presupposto che il mondo cambia, anzi è cambiato, e che , mutando, finirà per modificare priorità ed abitudini consolidate.

Lo sviluppo delle nuove tecnologie ha storicamente permesso all’umanità di fare grandi progressi e ha tendenzialmente migliorato la qualità della vita delle persone modificandone le relazioni

E’ altrettanto vero, però, che nel corso dei secoli, grazie all’avvento della tecnologia, la società si è trasformata e molti lavori, considerati indispensabili per decenni, sono scomparsi facendone emergere di nuovi. Così, insieme al postino, all addetto alla lettura dei contatori, al contadino, al giornalista, alle gioiellerie, al boscaiolo, all’assistente di volo, all’addetto alla lavorazione meccanica e al sarto, scomparirà , secondo la predizione, anche l’ assicuratore. Unica consolazione , forse, il fatto non altrettanto evidenziato dai media, che la diminuzione della forza lavoro prevista per gli assicuratori dovrebbe aggirarsi intorno al 6%, ben al di sotto della percentuale indicata per le altre professioni. Intravedere il futuro ha, da sempre, appassionato il genere umano anche se le previsioni spesso non si avverano mentre il mondo è influenzato, viceversa, da fattori o accadimenti che nessuno ha mai saputo immaginare prima cha accadano. E infatti, l’ indagine promossa da Efma , l’ associazione di rappresentanza europea delle istituzioni finanziarie assicurative e bancarie, in collaborazione con Roland Berger dimostra come i consumatori considerino ancora fondamentale l’ approccio umano, tradizionale e professionista .

Infatti, nonostante le imprese abbiano investito risorse economiche rilevanti in modelli di business di differente accesso più o meno diretto, dall’analisi dei dati emerge che solo il 4% dei contratti assicurativi viene sottoscritto in rete nonostante la richiesta di preventivazione on line si attesti al 18% del totale. I sistemi di quotazione via internet sembrano dunque piuttosto orientati a favorire l’ accesso alle informazioni di base e alla conoscenza , più che a concludere contratti veri e propri. Anche perché la tipologia dei rischi semplici prescinde dai calcoli attuariali necessari a conservare l’ equilibrio delle imprese e del mercato e non appare idoneo a sostituirsi immediatamente a criteri di valutazione che devono essere svolti in prossimità. A voler proprio cadere nella tentazione di immaginare il futuro prossimo venturo vale la pena di sottolineare, invece che la digitalizzazione potrebbe avere effetti nel mondo assicurativo «dietro le quinte». E’ forse nei processi e nell’ insieme delle valutazioni fatte a tavolino che la tecnologia potrebbe avere, fin da subito, un impiego volto a migliorare l’ efficienza delle imprese e dell’ offerta al consumatore, non nella determinazione della relazione che rimane personale. La stessa indagine afferma che la maggior parte delle imprese intervistate (il 56%) facenti parte del campione (21 compagnie) sostiene che il grado di efficienza tecnologica e di digitalizzazione dei processi raggiunto sia limitato, ritenendo tale limitazione dovuta a vari fattori tra i quali la mancanza di competenze tecniche sia della rete distributiva sia delle imprese stesse. L’attenzione è forse quindi maggiormente diretta alla gestione , all’ amministrazione di un rapporto contrattuale, più che alla sua determinazione e coltivazione sul piano relazionale.

A questo proposito volgendo lo sguardo a Levante, fa specie la scelta di un’ impresa giapponese che ha licenziato 34 dipendenti sostituendoli con un software di intelligenza artificiale in grado di pensare come un essere umano, valutando e interpretando migliaia di dati ed informazioni complesse come video, certificati medici, denunce e richieste di risarcimento. E un rapporto di Nomura, l’ istituto di ricerca nipponico, rincarando la dose , prevede che circa il 35% degli impiegati giapponesi potrebbe essere sostituito entro il 2035 da robot che ne svolgeranno le funzioni. Vengono in mente le immagini della cinematografia e della letteratura di fantascienza e la considerazione di quanto valga sostituire gli uomini in un mondo di uomini. Per fortuna , c’è anche chi, in controtendenza, immagina un mondo di assicuratori fatti in carne e ossa invece di un mondo privo di assicuratori, che abbiano la capacità e il potere di soddisfare quei bisogni di sicurezza e di certezze che la popolazione mondiale ricerca su ogni fronte.