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ANAPA | 19 June 2018

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Fpa, operazione verità

Fpa, operazione verità

Secondo Carlo Puglielli, neo delegato dell’assemblea del Fondo pensione agenti, è necessario riscrivere con onestà intellettuale e trasparenza quanto successo davvero nel triennio 2014-2017, il momento più buio del Fonage

È giunto il momento di ripensare lo storytelling di quello che è accaduto negli ultimi anni con il Fondo pensione agenti. È necessaria una sorta di operazione verità, attuando la retorica della trasparenza per rileggere quanto accaduto, privando il racconto da polemiche e strumentalizzazioni: una riscrittura, illuminata dal buon senso e dall’onestà intellettuale, da condividere con tutta la categoria, per poter andare oltre. È questo l’auspicio di Carlo Puglielli, presidente provinciale di Roma per Anapa Rete ImpresAgenzia e neo delegato dell’assemblea del Fpa. Un’operazione di questo tipo, tuttavia, andrebbe affiancata da una nuova strategia di marketing per rendere il fondo più conosciuto agli agenti in attività e più attrattivo: un compito che il cda dovrebbe far suo, indipendentemente dalle divisioni tra intermediari e parte datoriale.

Dottor Puglielli, come ha vissuto l’impatto di questo inserimento nell’assemblea lo scorso
aprile?

In primis, volevo ricordare che al tempo mi resi disponibile per questa avventura con il coinvolgimento del compianto amico Massimo Congiu, all’epoca presidente di Unapass. Mi sento quindi molto onorato e responsabile di rappresentare i colleghi in quel luogo. Devo ammettere che, come agente, ho vissuto la questione del fondo con il fiato sospeso nel triennio 2014- 2017; di quel periodo ho il ricordo di un importante ceo che in un congresso di agenti definì il fondo pensione “un carrozzone nazionale che non ha senso, gestito con poca lungimiranza da chi non ha voluto vedere il mondo che cambiava con una base contributiva che si abbassava, e con la promessa di continuare a garantire prestazioni che non sarebbe stato possibile mantenere nel tempo, stimolando una soluzione interna nell’ambito del welfare degli agenti”. Resta vivo il dubbio della mancata accettazione di due parti del tavolo di trattativa sulla proposta ante commissariamento, ma è necessario andare avanti. Sappiamo tutti che il fondo si è trovato in squilibrio con l’introduzione del decreto ministeriale 259 del 2012, che attuava il decreto legislativo madre, sulla previdenza complementare, del 2005. Certo, il premio come miglior fondo d’Europa rimane un mero ricordo. Per tornare all’assemblea, ho comunque assistito a una buona intesa tra i rappresentanti dell’Ania e i rappresentanti degli agenti attivi e dei pensionati, eletti nel cda: un’intesa che non avrei mai immaginato, così come gli interventi dei delegati che sono stati attenti e di spessore.

In sostanza, si ritiene soddisfatto di quanto emerso nell’assemblea?

Il clima disteso è stato sicuramente un elemento di soddisfazione: ci sono altri fattori, però, che non hanno soddisfatto le mie aspettative e di cui ho fatto richiesta espressa. Il primo è legato alla necessità di trasparenza su quanto accaduto: uno storytelling privo di polemiche e strumentalizzazioni da condividere con tutta la categoria, per recuperare la letteratura prodotta e quella ancora da produrre. Il secondo è legato all’abbattimento economico attuato sulle pensioni di reversibilità e dei recuperi coattivi effettuati su di esse. Mi riesce difficile immaginare che qualcuno, che ha acquisito un diritto su di un soggetto che è venuto a mancare, debba subire un simile trattamento; mi auguro che l’Authority dia le dovute autorizzazioni per il miglior utilizzo dell’avanzo di gestione, consapevole, comunque, che se la parte datoriale avesse partecipato con le somme dovute, come prospettato nel piano presentato illo tempore, magari si sarebbe potuto evitare questo duro passaggio.

Quindi lei crede che l’Ania possa ripensare un intervento sul fondo?

Guardi, in tutta sincerità, più che pensarlo lo spero. Non vedendo più luci sul rinnovo dell’Ana (dopo la denuncia all’Antitrust), il Fondo pensione agenti è rimasto l’unico istituto attivo e paritetico di contrattazione collettiva tra l’Ania e la nostra categoria. Leggo ovunque che il mercato assicurativo italiano sarà per molti anni in mano agli intermediari di assicurazioni. Bene, cerchiamo di coccolarli un po’ questi agenti, che come categoria di Pmi muovono una buona parte del Pil nazionale e che, comunque, sul tema previdenziale hanno una professionalità unica sul mercato. Non dimentichiamoci che nell’elezione dell’attuale Parlamento, sulla differenza del risultato, ha giocato molto l’ultima importante revisione del sistema pensionistico (la legge Fornero): nel breve quello previdenziale sarà un tema molto caldo e occorreranno giusti riferimenti per dare consigli in tema di welfare integrativo.

Tornando sul tema della trasparenza del Fpa, cosa suggerisce all’attuale cda?

In primis, suggerirei di pubblicizzare maggiormente il fondo, con la diffusione di materiali più accattivanti nei confronti degli iscritti; poi si potrebbero organizzare incontri aperti e non esclusivi per lo Sna. Sono poi convinto che il fondo debba assumere un significato diverso rispetto a quello odierno, sia in termini di servizi offerti agli iscritti sia in termini di erogazione di formazione specializzata. Immagini quanto sarebbe interessante aprire ai familiari degli aderenti, con un fondo a contribuzione definita, piuttosto che incrementare le garanzie per gli iscritti con Ltc, Tcm o dread disease. Suggerirei, inoltre, di utilizzare il personale del Fpa per la formazione previdenziale delle nostre strutture agenziali, magari con il supporto del Mefop o di altre organizzazioni finalizzate allo sviluppo della previdenza integrativa. Da ultimo consiglierei, seppur non previsto nella categoria dei fondi preesistenti, di pubblicizzare l’Isc (Indicatore sintetico dei costi, ndr) per un confronto con i benchmark di riferimento e gli altri fondi.

Ha citato il Sindacato nazionale agenti, come vede il rapporto con la sigla che rappresenta?

Premesso che ritengo indispensabile l’adesione da parte degli agenti di assicurazioni alle associazioni di categoria al pari dell’adesione ai gruppi agenti, credo che permangano delle notevoli differenze di visione e di comportamento. L’atteggiamento sul Ccnl dei dipendenti è una di queste differenze, mentre lo stile di confronto e la comunicazione fanno il resto. Partecipo giornalmente sui social media a confronti da parte degli iscritti dello Sna sempre molto esasperati: è come vivere in una campagna elettorale permanente. Basta con questi agit-prop che distraggono dalle situazioni reali, avanti, dove è possibile, con il dialogo e un percorso comune su temi responsabili. Nell’ultimo periodo, con la vicenda dell’Idd, si è persa un’importante occasione di comunicare congiuntamente con gli altri intermediari della categoria: le associazioni dei broker. Non ho compreso il rifiuto dello Sna alla stesura di un documento con le firme di tutte le sigle. Comunque vada è importante che siano espresse le più ampie tutele per la nostra categoria.

Cosa pensa dell’iniziativa delle compagnie di commercializzare servizi diversi dalle polizze all’interno delle strutture agenziali?

Gli agenti di assicurazione, al pari di altre reti di distribuzione, sono in pieno adattamento sulla  fornitura di servizi diversi dalle garanzie assicurative. Per la centralità delle agenzie e per l’integrazione con i servizi assicurativi primari, ritengo indispensabile l’allargamento della vendita di tutto ciò che sia utile alla clientela e sia strategico per le reti. Ho invece il profondo timore riguardo i nuovi paradigmi delle vendite e del pricing dei prodotti assicurativi basati sugli algoritmi. Il pericolo è quello che, in gergo, viene chiamato overfitting, cioè ritrovarci in una sovraesposizione e stima di calcoli. L’altro timore è quello di diventare dei meri raccoglitori di dati conto terzi. Per questo è importante la massima attenzione sulle innovazioni e sulle modifiche che saranno introdotte dai regolamenti legati al recepimento della Idd: presidiare sempre e comunque.

Carla Barin