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ANAPA | 28 September 2020

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Editoriale e rassegna stampa settimanale n. 6 del 24/02/2017 di ANAPA Rete ImpresAgenzia

Editoriale e rassegna stampa settimanale n. 6 del 24/02/2017 di ANAPA Rete ImpresAgenzia
BANCASSURANCE, IL FUTURO CHE RIGETTIAMO

Cari colleghi,

vorrei concentrare la riflessione di questo editoriale su un concetto che emerge chiaramente dall’articolo che ho letto sabato scorso su La Stampa, e che trovate in primo piano, che definisce la nostra professione come “statica”. Mi sono più volte domandato come si potesse definire con tale aggettivo la nostra attività e quello che ho pensato principalmente è che sia dovuto alla scarsa conoscenza e agli stereotipi che accompagnano la nostra attività e professione.

Per alcuni, forse, essere statici o tradizionali è sinonimo di non accettazione delle evoluzioni del mercato, delle innovazioni. Per me, invece, è evitare che i grandi strateghi e consulenti, considerati dei guru, siano messi nelle condizioni di fare quello che è già stato vissuto dal mondo bancario, quando hanno consigliato il nuovo approccio con la clientela tramite l’home banking, il cui primario effetto è stato quello di svuotare le filiali, mandando a casa migliaia di dipendenti e creando disaffezione nei clienti, tanto che oggi c’è un’inversione di tendenza e pur di richiamare i clienti nelle filiali si sono messi a proporre altri prodotti tipo beni di consumo, quali ad esempio le attrezzatura per la palestra, solo per citarne una.

Ecco, non vorremmo assistere a questo scempio anche per il mondo assicurativo, che già vive molte difficoltà, una crisi di redditività a volte irreversibile e che non ha bisogno di consulenti impegnati solo a leggere i numeri per far quadrare i bilanci e che propongano alle compagnie la soluzione dell’home insurance, ovvero della disintermediazione per tagliare i costi e mantenere le cedole per gli azionisti. Neanche proporre soluzioni di bancassurance, che abbiamo visto già nel passato essere fallimentari. Chi ha un’esperienza di oltre 40 anni alle spalle, come me, ricorderà i vari tentativi che sono stati fatti per far decollare strategie condivise tra banca e assicurazioni, i quali si sono rivelati degli insuccessi. 

Oggi le notizie di stampa ci dicono che è ritornato l’interesse delle banche, in particolare di Intesa Sanpaolo, sul settore assicurativo. Un interesse al quale noi ci opponiamo perché riteniamo che questo settore abbia bisogno di professionisti e specialisti, che non si possono formare in 30 ore di e-learning. Si ha la convinzione che la gestione del rischio, perché è questa l’attività principale che noi agenti siamo chiamati a fare, sia eseguibile da tutti, ma poi vedremo i danni che subiranno i clienti. E’ uno scenario che non vogliamo ipotizzare e che ci rifiutiamo di immaginare, perché un paese che soffre di sotto-assicurazione come il nostro, non può delegare questa attività così delicata a personale non esperto, ma deve affidarsi a consulenti che conoscono i bisogni di protezione delle famiglie e delle aziende, del welfare, della previdenza, e altro e che sappiano veramente capire le esigenze dei clienti e proporre le soluzioni più adeguate.

L’Europa, tra l’altro, ce lo impone anche con le direttive imminenti sia Mifid II, sia IDD che puntano molto l’attenzione sulla consulenza e sulla salvaguardia del cliente. Anche queste direttive sono statiche?

Noi pensiamo che il modo migliore per reagire a questi attacchi sia unire le forze, per evitare che il settore sia preso d’assalto da chi non ne conosce le dinamiche, i funzionamenti e soprattutto il valore intrinseco della figura dell’agente, il calore umano, l’empatia e la relazione che questi è in grado di costruire, pensando di avere la “formula magica” per mandare la nostra professione di agente di assicurazione e quello che abbiamo realizzato da circa 200 anni letteralmente in rovina. Anche perché noi sappiamo bene che nel nostro paese sono le assicurazioni a salvare le banche e non il contrario.

Buona lettura!
Il presidente
Vincenzo Cirasola