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ANAPA | 5 December 2020

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Editoriale e rassegna stampa settimanale n. 23 del 2/09/2016

Editoriale e rassegna stampa settimanale n. 23 del 2/09/2016
L’IPOCRISIA E LA RETORICA DELL’IMMOBILITA’

Cari colleghi,

come sapete il 24 agosto scorso un terribile terremoto ha colpito molte regioni italiane, in particolare Lazio, Marche, Abruzzo, Umbria. Tutti noi abbiamo ancora in mente le immagini terribili che hanno accompagnato la ricerca e in alcuni casi il salvataggio di molte vite umane, immagini che sono circolate in rete e sui media tradizionali.
Ancora una volta ci troviamo a dover piangere delle vittime per colpa della natura infausta e permettetemi di sottolineare che, ancora una volta, ci troviamo a piangere sul latte versato. Infatti tra qualche settimana ci dimenticheremo tutto e saremo punto e a capo ad attendere il prossimo terremoto.

Come ANAPA Rete ImpresAgenzia, sapete che siamo intervenuti tempestivamente per sostenere gli associati chiedendo ad Ivass di esonerarli dal versamento del contributo di vigilanza per l’anno 2016. Inoltre ci siamo subito attivati con i rappresentanti locali per accertare la situazione dei nostri associati sul territorio. Fortunatamente nessuno di loro ha subito gravi danni o lesioni.

Certo è che, non volendo fare polemiche, riteniamo che dopo questa bufera sarebbe opportuno che in questo Paese si inizi a parlare seriamente di questo tema.

Le compagnie fanno finta di voler assicurare. Nella realtà dei fatti invece, lo sappiamo bene noi agenti, propongono dei premi proibitivi nelle zone sismiche. E noi agenti non riusciamo a far polizze nonostante le proponiamo perché il premio per la clausola terremoto alcune volte è molto più alto del premio di base ed inoltre l’indennizzo si limita al 50% del valore del fabbricato. Detto in parole povere sono polizze poco appetibili.

E lo Stato, non prevedendo nessuna detassazione del premio, non fornisce nessun incentivo ad assicurarsi o a renderle maggiormente attrattive. Ecco perché siamo tra i Paesi maggiormente sotto-assicurati su questo fronte, nonostante la necessità che ne avremmo. Secondo le stime dell’Ania, l’associazione delle imprese di assicurazione, in Italia le case coperte su base volontaria da una polizza contro le calamità naturali sono meno dell’1%. Nulla rispetto al Giappone che arriva al 20%, nonostante un livello di prevenzione e di sicurezza degli edifici non paragonabile a quello del nostro Paese.

Cosa fare dunque affinché si affronti il tema seriamente? Noi lo abbiamo ribadito più volte che sarebbe auspicabile proporre un modello come quello francese di semi-obbligatorietà. Anche qui però rimarrebbe il problema: chi paga il premio?

Se lo Stato se ne facesse carico, sarebbe visto come una nuova tassa e non come un investimento a lungo termine; ma se si ragionasse con numeri alla mano, quanto è stato pagato in dieci anni per tutti i terremoti che ci sono stati? E quanto sarebbe stato risparmiato con una copertura ad hoc. Se lasciamo invece che sia il singolo consumatore a farsene carico dovremmo prevedere dei sistemi di detassazione e di incentivazione come già detto, ma comunque sarebbe percepito come un’ulteriore tassa a carico dei privati. E sappiamo che le tasse non portano voti. Forse è questa la ragione per cui in queste situazioni e in tali accadimenti prevale sempre l’ipocrisia e la retorica del dolce far niente.

Buona lettura!

Il presidente
Vincenzo Cirasola