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ANAPA | 25 September 2020

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Editoriale e rassegna stampa settimanale n. 22 del 22/07/2016

Editoriale e rassegna stampa settimanale n. 22 del 22/07/2016
FONAGE: NUOVO STATUTO DI COVIP. ABBIAMO ANCORA UN’ALTRA POSSIBILITÀ?

Gentili Colleghi,

proprio ieri è arrivata a tutte le parti sociali tramite la PEC di Fonage, la delibera di COVIP con la quale si autorizza la modifica dello Statuto per attuare il piano di risanamento pubblicato all’inizio di giugno. E’ un’altra puntata della vicenda Fonage, lungi dall’essere risolta, che evidenzia come COVIP ancora non si fidi di noi.

Si, perché il fondo attuale, anche senza considerare la variabile BREXIT che potrebbe potenzialmente incidere, solo per elencare qualche curiosità, continua ad avere dei limiti enormi. Intanto non ha neanche lo (scarso ma funzionale) apporto delle Compagnie, ha dei costi di gestione spropositati, non ha un piano di indirizzo strategico, ha una gestione immobiliare che a detta di qualche esperto dovrebbe essere cancellata e ricostruita… e così via.

Quindi non era vero che ci avrebbero restituito le chiavi. E quando capiterà, il malcapitato dovrà davvero governare, amministrare, gestire? Saremo capaci, viene da chiedersi? Non era vero neanche che FONAGE non aveva nessun problema.  Le pezze le abbiamo messe ma il piano dura dieci anni e se non c’è l’auspicata ripresa, se la durata della vita media continua a crescere, se i tassi continuano a scendere o a non salire e se il numero degli Agenti non aumenta… fra tre/cinque anni saremo punto e a capo; salvo ulteriori interventi dei nuovi manager che ci auguriamo non siano gli stessi che per anni sono rimasti lì, seduti su uno scranno, sempre più incandescente senza fare nulla, sino a che l’intervento del Commissario, da alcuni tanto criticato, li ha ribaltati dalla sedia, amministratori e organi di controllo, per “non aver realizzato gli atti necessari al superamento della situazione di squilibrio che affligge lo stesso (fondo)”.

Ora il Commissario deve esercitare i suoi poteri e deve rendere operativo questo piano che piace ancora meno perché è peggiore di quello proposto e rifiutato lo scorso anno. Un piano già ora lacrime e sangue e non risolutivo.

E allora che fare? Restare nel fondo o uscire, visto che il piano ha già previsto un esodo del 30% degli iscritti? E se i migranti saranno di più? “Resistere, resistere, resistere” diceva quel tale quando parlava della estirpazione della mala pianta della cattiva gestione della cosa pubblica.

Rimaniamo nel Fondo, versiamo le annualità sospese, mettiamoci dentro ancora qualche centinaio di euro all’anno e torniamo a battere cassa. Tutto giusto però pretendiamo in garanzia qualche “SE” e qualche “MA”. Restiamo nel Fondo SE lo si affida a esperti competenti indipendenti qualificati, SE affidiamo le società immobiliari a chi gestisce immobili per professione e seriamente, SE si definisce un asset strategico, SE si riducono le spese di gestione al valore medio che pare sia circa la metà di quello di FONAGE. MA è anche indispensabile che noi iscritti, paganti o meno, pensionati o attivi, con un moto d’orgoglio, quando sarà finita la libertà vigilata e avremo smesso di dedicare editoriali ai sogni, marchiamo stretto chi gestirà quel pezzo della nostra pensione. Restiamo, MA lavoriamo tutti per recuperare quella credibilità che questa vicenda ci ha fatto perdere nei confronti del regolatore, nei confronti dei clienti ai quali quotidianamente proponiamo soluzioni per la loro previdenza dopo aver mandato all’aria la nostra.  

Altrimenti i “SE” diventeranno “se avessimo” e i “MA” diventeranno… “mah!”

E noi saremo senza pensione. 

Buona lettura!

Giovanni Puxeddu
Presidente regione Sardegna