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ANAPA | 5 December 2020

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Solo una casa su cento è coperta dalle catastrofi – Il sole24ore

Solo una casa su cento è coperta dalle catastrofi – Il sole24ore

Il 65% degli immobili è a rischio geologico L’Italia è l’unica tra i big dell’Ue senza un modello pubblico-privato.

Federica Pezzatti.

+ In Europa siamo il paese più colpito da catastrofi naturali con un catalogo di sventure da brivido. Eppure solo l’Italia, tra i principali paesi dell’Unione, non ha ancora un sistema pubblico-privato per la gestione del rischio catastrofale, in particolare per le abitazioni. Fitch Ratings stima che l’impatto del terremoto che ha colpito l’Italia centrale sarà probabilmente limitato per il settore assicurativo con perdite coperte dalle compagnie che potrebbero ammontare a 100-200 milioni. «Richieste di questa portata non avranno un impatto materiale sui risultati o i profili di credito delle compagnie italiane». Anche in questo sisma, infatti, a pagare sarà lo Stato che ha già stanziato 50 milioni di euro per il primo soccorso. Ma si tratta solo dell’inizio. Al verificarsi di ogni catastrofe originata dalla natura si ripete il solito copione e si cercano ricette magiche per tentare di attenuare le conseguenze economiche per il futuro, ma non si giunge mai all’adozione di un nuovo modello sostenibile. Il sistema di copertura dei danni catastrofali adottato finora ha fatto sì che fosse sostanzialmente il settore pubblico a coprire i grandi danni avvenuti nel Paese, con un esborso di circa 3 miliardi di euro in media all’anno. Questa situazione ha determinato uno sviluppo a tutt’oggi contenuto del mercato. Così, mentre risultano abbastanza diffuse le coperture contro alcuni grandi rischi per le aziende, è molto contenuta – seppure in crescita – la diffusione delle coperture per le case private: solo l’1% dei 33 milioni di abitazioni è assicurato contro i danni derivanti da catastrofi naturali, nonostante il 65% di esse vi sia esposto. Il ragionamento dei proprietari è semplice: se paga lo Stato a cosa serve una costosa polizza? Che diventa insostenibile (ovviamente) proprio laddove ce n’è più bisogno (i premi sono in funzione del rischio catastrofale)e lo evidenziano i preventivi in pagina. La riforma del sistema risulta, secondo gli esperti, è un’assoluta necessità. L’Europa del resto ci chiede da tempo di affrontare in modo preventivo le calamità naturali, anche attraverso la promozione di strumenti per il finanziamento ed il trasferimento del rischio, come i prodotti assicurativi, che possono avere un ruolo fondamentale nella riduzione degli impatti economici. Secondo il presidente Ania, Maria Bianca Farina, l’adozione di un modello misto, pubblico-privato, comporterebbe benefici di portata generale: maggiore certezza, rapidità e trasparenza nei risarcimenti, un minore onere per le finanze pubbliche, un’attenzione maggiore per le misure di prevenzione del rischio. Una via suggerita da molti è la semiobbligatorietà. «Non dobbiamo assuefarci alle catastrofi, ma dobbiamo agire sulla prevenzione. Ci siamo già attivati da tempo con una proposta di legge, su modello francese, di semiobbligatorietà, per la prevenzione delle calamità naturali, anche con coperture assicurative ad hoc. Ci auguriamo che il nostro appello non vada inascoltato e che le istituzioni inizino a mostrare maggiore sensibilità verso questo tema», spiega Vincenzo Cirasola, presidente Anapa Rete ImpresAgenzia, associazione che ha chiesto tra l’altro a Ivass di sospendere il versamento del contributo di vigilanza per gli agenti assicurativi delle zone colpite dal sisma. Soluzioni obbligatorie potrebbero creare mutualità tra i proprietari di casa e mitigare il fenomeno di antiselezione, portando a tariffe meno variabili da zona a zona. Ma in molti (si veda anche il sondaggio nella pagina accanto) percepiscono il provvedimento come una ulteriore tassa sugli immobili certamente non popolare dal punto di vista politico e dunque difficilmente realizzabile a breve. Guardando ai vari modelli adottati dai Paesi ad alto rischio catastrofale come Turchia, Nuova Zelanda, Giappone, la soluzione più efficace parrebbe quella della Nuova Zelanda dove si ha una polizza obbligatoria a tariffa flat su tutto il territorio. L’elevata diffusione della polizza (oltre il 90%) permette di pagare il premio più basso al mondo: 15 centesimi ogni mille dollari di copertura. Meno funzionante è invece il sistema californiano con costose coperture e una bassissima penetrazione.

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