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ANAPA | 6 August 2020

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Opinione della Settimana di Giovanni Trotta: L’Agente di assicurazioni nella dimensione fra il fare e l’essere

Opinione della Settimana di Giovanni Trotta: L’Agente di assicurazioni nella dimensione fra il fare e l’essere

Cari colleghi,

affronto questo tema senza nessun obiettivo didattico. Non ho nulla da insegnare.

Voglio solo fare una riflessione che si inserisce in una grande domanda, che sono certo ognuno di noi, anche solo per un momento si è posto.

Chi sono, da dove vengo, ma soprattutto dove voglio andare?

Domande che riguardano l’uomo in quanto essere pensante e che si pongono sia nella vita personale che professionale.

Il fare e l’essere, due approcci alla crescita della persona che trovano la loro sintesi nel divenire.

Il primo individuabile nella crescita personale incentrata sul miglioramento individuale, nell’ottenere i desiderata ad ogni costo, ad un prezzo elevato, e il secondo, la crescita orientata alla pura ricerca interiore, alla consapevolezza individuale, all’interiorità, alla completezza esistenziale.

E l’agente in tutto questo?

Molto realisticamente e in modo “pungente” pongo questa dicotomia: l’agente del fare (Prima.it) e l’agente dell’essere (NOI).

Mi preme soffermarmi sul NOI, perché l’altro modello, secondo me, porta all’insuccesso dal punto di vista della realizzazione umana, preferisco l’interiorità, la spiritualità, la ricerca della completezza esistenziale, della consapevolezza, della ricerca di un’esperienza, di una condizione.

In un tweet leggevo “nella consapevolezza di sé è custodita la completezza che cerchiamo fuori”!

L’essere agente passa attraverso la capacità di diventare un essere in relazione, mediante un atto libero della sua volontà. Siamo persone in relazione e la consapevolezza di noi stessi ci fa riconoscere la nostra dimensione.

Ma allora che cosa devo fare?

Che cosa posso conoscere?

Che cosa posso sperare?

Queste sono le domande di senso importanti, necessarie in vista di uno scopo: sono il mezzo rispetto al fine, che oltre a essere più importante del mezzo, ne qualifica l’identità e il valore, perché il mezzo è per sua natura ordinario ad un fine, senza il quale perderebbe di significato.

Potrebbe sembrare tutto molto astratto, ma in realtà non lo è affatto. È molto concreto.

Il cosa devo fare, riguarda la morale dell’uomo/agente, la morale di ognuno di noi, e la morale riguarda l’agire umano.

Il ri-conoscere se stessi può portare ad un eccesso: l’individualismo, ci sono solo io, ma essere in relazione con gli altri porta a percorre una strada, un cammino interiore, che l’individualismo non fa percorrere.

L’essere agente, l’essere persona ci fa sperare di creare questa osmosi, questa empatia che ci deve portare nella dimensione dell’essere prima ancora che nella dimensione del fare.

Proprio sul concetto di persona mi voglio soffermare, perché è su questa che si crea la relazione tra sé e l’altro; nessuno dei due deve prevalere sull’altro. Se esplicitiamo la parola persona e la andiamo a scomporre:

PERSONA –  SONO PER

Io Agente sono per…, i clienti ma questo è normale!

A me preme evidenziare l’agente/persona, SONO PER … gli altri colleghi.

È a questa funzione che ho voluto portare con il mio scritto, alla visione associativa, alla funzione di confronto, alla funzione di: penso agli altri consapevole che più penso agli altri più penso anche a me stesso.

Leggere l’editoriale del collega Puglielli della scorsa settimana sul “partito degli assenti” mi ha portato a fare questa riflessione, che ho sviluppato anche in altri ambiti associativi, soprattutto sui tanti “assenti” non iscritti e non partecipativi ad alcuna associazione di categoria.

È anacronistico questo atteggiamento, e lo è ancora di più … poi nel momento del bisogno!

Gli “assenti” hanno sempre torto!

Giovanni Trotta, Componente Giunta Esecutiva Anapa