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ANAPA | 27 November 2022

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LE SFIDE DI ANAPA, ACCORDO NAZIONALE AGENTI E DIPENDENTI DI AGENZIA, RAPPORTO CON SNA, DATI DEI CLIENTI, NUOVI COMPETITOR: CIRASOLA A TUTTO CAMPO

LE SFIDE DI ANAPA, ACCORDO NAZIONALE AGENTI E DIPENDENTI DI AGENZIA, RAPPORTO CON SNA, DATI DEI CLIENTI, NUOVI COMPETITOR: CIRASOLA A TUTTO CAMPO
In questa intervista concessa a Tuttointermediari.it, il riconfermato presidente di Anapa Rete ImpresAgenzia affronta varie tematiche, alcune delle quali spinose. E sul futuro della categoria agenziale dice: «È importante continuare a mantenere la centralità del sistema».  

 

Vincenzo Cirasola

«Un grande motivo di soddisfazione personale e professionale, ma soprattutto è il riconoscimento al prezioso lavoro svolto dalla giunta esecutiva, dal consiglio direttivo e da tutti gli associati di Anapa in questi ultimi tre anni particolarmente complicati dal punto di vista umano e professionale per le particolari condizioni del contesto economico-sociale». Per Vincenzo Cirasola la conferma a presidente di Anapa Rete ImpresAgenzia assume questo significato. A oltre due mesi dal congresso elettivo di Roma, ha ricordato come  il lavoro di squadra sia stato «fondamentale per affrontare un periodo molto impegnativo, faticoso e superare le tante criticità. Non posso quindi far altro che confermare l’impegno della mia squadra in vista delle importanti sfide che attendono un mercato in grande evoluzione, che non chiede solo agli agenti di adeguarsi ai cambiamenti in corso, ma anche alle compagnie di rafforzare gli investimenti sulle reti agenziali che, come dicono i numeri, continuano e continueranno a essere il perno del sistema assicurativo italiano».

In questa intervista concessa a Tuttointermediari.it, Cirasola fa il punto sui risultati e sulle attività di Anapa e affronta diverse tematiche, alcune delle quali spinose, come per esempio la trattativa per il rinnovo dell’accordo nazionale agenti o gli accordi dati sottoscritti da alcuni gruppi agenti. E poi il tema dell’unità della categoria agenziale. Ha ancora senso parlarne? E il rapporto con il Sindacato nazionale agenti: è irrecuperabile? Spazio inoltre a come sta cambiando la distribuzione assicurativa, ai nuovi competitor, ma anche…

Domanda. Quanto è cresciuta Anapa in questi 10 anni?

Risposta. Sono stati anni vissuti intensamente e in questo tempo siamo cresciuti molto sia in termini di iscritti, sia di prestigio. Anapa è da tempo un soggetto pienamente riconosciuto e regolarmente coinvolto ai tavoli istituzionali. Abbiamo sempre mostrato grande disponibilità nel fornire la nostra esperienza e conoscenza del mercato e questo modus operandi ci ha permesso in varie occasioni di individuare punti di condivisione nell’interesse degli agenti di assicurazione, dei clienti e delle stesse imprese, in un’ottica di crescita del mercato. A dieci anni di distanza si può dire che siamo stati lungimiranti, che la nostra vision di allora era corretta. Abbiamo costruito relazioni efficaci con le istituzioni, con i rappresentanti del mondo politico e della società civile, con le associazioni e abbiamo fatto notevoli progressi in termini di presidio del territorio. Il numero di associati continua a crescere così come il prestigio dell’associazione che oggi può contare su una situazione finanziaria decisamente florida: il bilancio 2021 si è chiuso con un corposo avanzo.

D. I risultati ottenuti non sono stati pochi (QUI quelli relativi agli ultimi tre anni e mezzo). Quale metterebbe al primo posto in ordine di importanza?

R. Non è facile catalogare i tanti risultati ottenuti, perché hanno tutto la stessa importanza, seppure per motivazioni diverse. Posso però ricordare alcune tappe fondamentali di Anapa, a partire dalla prima nostra convention del febbraio 2013 con la partecipazione dell’allora presidente Ania, Aldo Minucci. Nell’anno successivo ci fu la sottoscrizione, insieme a Unapass, del primo Ccnl dei dipendenti di agenzia firmato con le OO.SS dipendenti e, sempre nel 2014, l’avvio dell’operatività di Enbass. Ma il passaggio fondamentale è quello che avvenne durante il 1° congresso ordinario di Anapa del 14 novembre 2015: l’unificazione con Unapass Rete ImpresAgenzia, che diede vita a un nuovo sodalizio, più forte politicamente, più ampio rappresentativamente, più dotato e capace dal punto di vista organizzativo. Da decenni si parlava di unificazione tra soggetti sindacali e in quell’occasione avvenne il primo segnale di cambiamento. Un’operazione resa possibile grazie alla condivisione degli obiettivi e del modo di fare sindacato con gli organi direttivi e gli associati di Unapass, ma soprattutto grazie alla visione prospettica di lungo periodo condivisa con Massimo Congiu.

D. Uno degli obiettivi dell’associazione è la ripresa della trattativa per il rinnovo dell’ANA. Come si esce dall’empasse?

R. C’è assolutamente bisogno di quell’accordo. Secondo i risultati di un’analisi svolta da Anapa Rete ImpresAgenzia, la contitolarità dei dati tra compagnie e agenti assicurativi è contemplata in almeno il 70% del mercato delle polizze italiano. Nei principali gruppi assicurativi come Generali, Allianz, UnipolSai, Axa, Reale Mutua, Zurich e Itas, esistono intese che regolano la gestione dei dati dei clienti in relazione alle disposizioni del regolamento sulla protezione dei dati personali (Gdpr). Patti che sono diversamente strutturati, ma tutti includono, appunto, la possibilità che compagnia e agente siano contitolari dei dati forniti dai clienti per lo svolgimento del servizio assicurativo. Da qui bisogna ripartire, abbandonando le posizioni velleitarie dello Sna secondo cui la titolarità dei dati dei clienti spetta unicamente agli agenti, tesi specularmente opposta a quella del Garante della privacy e che hanno portato alla rottura delle trattative il 5 maggio scorso. Come abbiamo già chiesto ad Ania, è importante tornare su queste basi a riprendere il negoziato, in modo da giungere al più presto a rinnovare un accordo che risale al 2003 e ormai del tutto obsoleto.

D. Altro obiettivo è consolidare il network di assistenza e consulenza sindacale, compresa la compliance. In che modo?

R. Attraverso il rafforzamento del servizio di assistenza agli associati, costruito con la rete dei nostri autorevoli consulenti, legali, fiscali e del lavoro e tramite la consolidata partnership con Cetif, il Centro di ricerca dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, che prevede tra le varie iniziative anche quella di certificare il livello di qualità del servizio offerta alla clientela dalle agenzie di Anapa. Attraverso la valutazione di un team di esperti del Cetif le agenzie potranno di volta in volta verificare su quali aree intervenire per migliorare ulteriormente la qualità dei propri servizi.

D. Anapa intende promuovere l’evoluzione del nuovo modello di agenzia ibrido-digitale, offrendo un nuovo servizio di consulenza ai propri associati, con l’ausilio del Cetif, per forme di aggregazione tra agenzie. Può approfondire?

R. C’è un dato molto significativo. Secondo la rilevazione periodica Il mio amico agente dell’Università Cattolica di Milano (nella foto sopra, uno degli incontri organizzati ad hoc), gli associati di Anapa raccolgono circa il 50% dei premi intermediati in Italia, la gran parte opera in agenzie strutturate, che hanno già effettuato (o sono in procinto di fare) l’indispensabile evoluzione del modello di agenzia: da tradizionale a ibrido digitale (o bionic agent). Puntiamo a promuovere l’evoluzione del nuovo modello di agenzia ibrido-digitale, offrendo un nuovo servizio di consulenza agli associati, con l’ausilio del Cetif, perché è la risposta ai cambiamenti del mercato: oggi più che mai è indispensabile che anche un addetto amministrativo abbia capacità commerciali, in modo da poter integrare le sue mansioni con l’attività di vendita e contribuire ad accrescere il business dell’impresa agenzia. Lo abbiamo visto durante la pandemia. Nei periodi di lockdown si pensava che le compagnie dirette beneficiassero di una situazione che impediva il contatto fisico. Invece, è successo esattamente il contrario. Durante l’emergenza pandemica gli agenti hanno guadagnato quote di mercato. Il segreto è che durante la fase di restrizioni alla mobilità, tutte le trattative che tradizionalmente vengono fatte attraverso un incontro personale, sono state condotte attraverso video-call. In estrema sintesi, ecco lo schema del modello ibrido –digitale, ormai indispensabile nel mondo sempre più digitale ma che ha bisogno degli investimenti delle compagnie sulla rete distributiva perché, come ricordano diversi studi condotti da soggetti autorevoli, come ad esempio McKinsey, le imprese di assicurazione per crescere hanno bisogno degli agenti.

D. L’Antitrust vi ha dato ragione in merito agli esposti da voi presentati contro operatori poco trasparenti. Risulta che avete “altre segnalazioni in atto”. Può anticipare qualcosa?

R. Gli agenti sono espressione del libero mercato in quanto imprenditori, ma per funzionare il sistema economico basato sulla libera concorrenza ha bisogno che le regole vengano rispettate da tutti i player. E che i comportamenti scorretti vengano sanzionati. Pertanto, continueremo a segnalare all’Antitrust ogni distorsione di cui verremo a conoscenza, come abbiamo sempre fatto, a partire dallo spot di Prima.it fino ad arrivare ai più recenti casi di Telepass e Facile.it.

D. È soddisfatto del rapporto con Ivass?

R. Per motivi facilmente comprensibili non è un rapporto semplice. Il nostro approccio collaborativo, costruttivo e scevro da ogni preclusione ideologica, ci ha tuttavia permesso di costruire delle relazioni di grande rispetto reciproco con i vertici dell’Autorità e anche grazie a questo devo dire che le osservazioni e le proposte avanzate da Anapa vengono sempre tenute in grande considerazione.

D. Anapa è spesso chiamata a confrontarsi con parlamentari che il più delle volte sono distanti dai temi assicurativi. Che cosa si dovrebbe fare per far avvicinare i due mondi?

R. Fa parte del nostro ruolo quello di interfacciarci con il mondo della politica che non ha certo nella stabilità la sua dote distintiva. Questo comporta ulteriori difficoltà alla costruzione di una relazione personale, indispensabile per incidere nel dibattito, ma che richiede un tempo che male si coniuga con i ribaltamenti della politica e che costringe a tornare alla casella di partenza con troppa frequenza. Mi piace ricordare il rapporto di fiducia costruito con l’ultimo, in ordine di tempo, viceministro del Mise con delega alle assicurazioni, Gilberto Pichetto Fratin, che ha accolto le nostre ragioni in merito alla costituzione di Oria che avrebbe dovuto prendere il posto del Rui e che invece è stata sospesa.

Un momento dell’ultimo congresso elettivo di Anapa

D. Nella prossima trattativa di rinnovo del contratto con le OO.SS. rappresentative dei lavoratori dipendenti agenziali ritenete “fondamentale rivedere l’impatto economico e aggiornarlo verso nuove competenze, come la figura ibrida amministrativa-commerciale”. Può entrare maggiormente nel merito?

R. Parliamo di un trend che sta trasformando il mercato del lavoro. L’espansione della tecnologia e la progressiva digitalizzazione dell’economia stanno cambiando, dove non l’hanno già fatto, molti posti di lavoro integrando elementi tecnologici in posizioni tradizionalmente non considerate tecniche. E nel nuovo Ccnl, per poter preservare i posti di lavoro, di questo dobbiamo tenerne conto, prevedendo la possibilità di un nuovo ruolo, dove un addetto amministrativo possa integrare le sue mansioni con l’attività di vendita, come già avvenuto nel settore bancario.

D. Rapporto con il Sindacato nazionale agenti: crede che sia irrecuperabile?

R. È curioso come in dieci anni abbiamo costruito relazioni amichevoli e cordiali con associazioni nazionali e internazionali rappresentanti diverse categorie professionali, ma non siamo stati in grado di abbattere il muro eretto dallo Sna, asserragliato a contemplare la propria presunta grandezza. Certo, qualche interrogativo bisognerebbe porselo: come è possibile rappresentare una categoria professionale in un contesto di libero mercato, se ci si comporta come i più strenui fautori del pensiero unico?

D. Ha ancora senso parlare di unità della categoria?

R. Ha senso parlare di obiettivi comuni che dovrebbero unire la categoria in un momento estremamente delicato come questo. Ma vede, la politica sindacale è fatta di confronto, di critiche, di dialogo, ma soprattutto di pragmatismo. Invece, c’è chi preferisce mantenere un atteggiamento e un linguaggio di mondo trapassato e antepone le proprie pregiudiziali ideologiche a un risultato comune, come ben insegnano le vicende della rottura delle trattative per il rinnovo dell’accordo Ana.

D. La polemica attuale sugli accordi dati sottoscritti da alcuni gruppi aziendali. Ha senso secondo lei?

R. La teoria e le opinioni sono una cosa, i numeri e la realtà sono altro. Sull’argomento si possono avere le opinioni più discordanti come è giusto che sia, ma i numeri ci dicono che il 70% degli accordi sottoscritti in Italia tra imprese e reti agenziali prevede la possibilità che compagnia e agente siano contitolari dei dati forniti dai clienti.

D. Quanto teme, se li teme, competitor come Amazon e altri colossi mondiali che nulla hanno a che fare con le assicurazioni?

R. Non credo che un agente professionista li debba temere. Certo, non vanno sottovalutate le big tech. Pochi giorni fa Amazon ha acquisito l’americana One Medical, specializzata nell’offerta di assistenza sanitaria, a conferma dell’interesse dei colossi globali verso la sfera della protezione delle persone. Tuttavia, penso che troppo spesso si tenda a trascurare la complessità della materia assicurativa. Il servizio di consulenza di un intermediario assicurativo ha un valore fortemente riconosciuto soprattutto in Italia dove, secondo i risultati di un’indagine di Iia (Italian insurtech association) oltre 7 italiani su 10 preferiscono rivolgersi al loro agente di fiducia invece di sottoscrivere una polizza digitale.

D. Quale è la principale sfida per la categoria agenziale in futuro?

R. Continuare a mantenere la centralità del sistema. Come detto prima, gli italiani continuano ad avere bisogno della consulenza professionale degli agenti e continuerà a essere così anche in futuro. I nuovi device tecnologici possono aiutare gli agenti nella loro quotidianità, ma la tecnologia non può sostituirsi alla mano dell’uomo. Affidarsi a un intermediario professionale qualificato come l’agente di assicurazioni, che deve rispondere alle richieste di un impianto normativo sempre più stringente, continuerà a essere la scelta migliore per i consumatori che vogliono essere accompagnati verso una scelta consapevole delle proprie esigenze assicurative.

Fabio Sgroi

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