Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

ANAPA | 29 September 2020

Scroll to top

Top

L’agente di assicurazioni: nell’ emergenza è sempre presente

L’agente di assicurazioni: nell’ emergenza è sempre presente

Nel centro Italia siamo di nuovo in piena emergenza. Dopo il sisma è arrivata qualche giorno fa un’ondata di freddo polare che ha letteralmente ricoperto di neve interi paesi rimasti per giorni senza luce e senza acqua. Si dice che nell’arco di tempo di 96 ore l’Appennino centrale abbia vissuto una delle nevicate più importanti degli ultimi 100 anni; ma adesso passata l’emergenza inizia la conta dei danni e delle vittime, ma soprattutto tutti cominciano a chiedersi: chi pagherà?

In quegli stessi giorni però non ho potuto fare a meno di soffermarmi su un articolo pubblicato dal Financial Time e riproposto su molte testate giornalistiche nazionali, in cui si profetizza la scomparsa definitiva della figura, tra gli altri, dell’agente di Assicurazione che verrà “travolto e sostituito dalla tecnologia”. Sembrerebbe che il nostro destino sia tracciato e che algoritmi che viaggiano in rete alla velocità della luce svolgeranno il lavoro di donne e uomini le cui professionalità verranno spazzate via nel giro di qualche anno. Da una prima lettura come dargli torto? Rileggendo la storia vediamo come l’avvento del motore a scoppio soppiantò l’uso del cavallo che divenne così un animale “irrilevante” per l’economia. Basti pensare che i cavalli negli Stati Uniti passarono da 21 milioni nel 1840 e 3 milioni circa nel 1960. Devo confessare che il mio disagio per via della neve, del freddo, e dei danni che questi hanno prodotto è stato purtroppo ulteriormente amplificato da quest’articolo del Financial Time. Mi torna però in mente un tema molto caro ad Adam Smith, padre del liberismo economico inglese: Sebbene egli attribuisca all’interesse personale la principale motivazione dei comportamenti umani finalizzati per natura al perseguimento dei propri fini, ciò non esclude il manifestarsi di fenomeni di empatia tra i componenti del gruppo sociale. L’empatia per Adam Smith è la capacità di intuire, comprendere le esigenze, i sentimenti e le emozioni degli altri esseri umani con cui si entra in contatto, di cooperare con altri individui per la ricerca del reciproco interesse e del reciproco bene al fine di realizzare quello che egli stesso definisce “l’ottimo sociale”. Noi siamo una specie profondamente sociale e la nostra scelta è determinata dal bisogno dei contatti umani, tanto nei momenti felici quanto nei momenti in cui ci sentiamo più deboli e soli, magari abbandonati anche dalle istituzioni, come è stato in alcuni casi per gli eventi che hanno colpito il centro Italia. Nei giorni successivi l’emergenza le continue telefonate dei clienti che hanno subito danni, le richieste di intervento, i consigli, le rassicurazioni e infine le prime liquidazioni dei sinistri hanno caratterizzato il mio lavoro facendomi sentire più che mai utile in un rapporto allo stesso tempo professionale e umano che andava ben oltre il contratto assicurativo. Ripensando all’articolo del Financial Time mi sono chiesto: “ma è mai possibile che loro in una ipotetica società del futuro non vorranno più avere a che fare con me? Un algoritmo potrà mai svolgere la stessa funzione sociale che un modesto agente di assicurazione di provincia svolge quotidianamente in un rapporto di vicinanza con i propri clienti ancor più nel momento del bisogno?”.

A dire di Adam Smith e, molto più modestamente del sottoscritto, sicuramente no. Certamente negli ultimi anni l’evoluzione verso modelli oligopolisti in quasi tutti i settori economici sta determinando una concentrazione dei mercati nelle mani di pochi operatori che vogliono essere sempre più forti determinando un progressivo impoverimento della società oltre che la fuoriuscita di ingenti risorse umane dal circuito dei sistemi produttivi e dei servizi anche per effetto di inevitabili economie di scala (ciò spiega ad esempio nel nostro settore il fenomeno della migrazione di molti intermediari verso compagnie più piccole che si orientano probabilmente verso altri valori di riferimento). Basti pensare ad esempio che oggi il mercato assicurativo italiano è nelle mani di un oligopolio costituito da tre o quattro gruppi che forti della loro posizione ritengono un problema di secondo o terzo ordine il rinnovo dell’accordo economico scaduto nel 2003 con la propria rete distributiva. Eppure tutti ci dichiarano che gli agenti sono il fulcro del mercato assicurativo, la spina dorsale. Gli agenti di assicurazione sono stretti da una morsa che vede da un lato un sistema politico istituzionale debole e incapace di raccogliere a pieno le sfide di oggi con la conseguenza di una progressiva perdita di consenso a favore dei populismi, dall’altra il consolidarsi di modelli oligopolisti, più preoccupati di rafforzare ulteriormente le proprie posizioni investendo ingenti quantità di denaro in nuova tecnologia e progetti futuristici a volte trascurando gli agenti. Ma allora quale ruolo avremo nella società del futuro ? Dipende da noi. Oggi sono ancora pochi quelli che hanno scelto di aderire a un’associazione di categoria. Sono ancora pochi quelli che hanno compreso che l’associazionismo, come fenomeno che nasce dalla realtà concreta di persone concrete rappresenti l’unico strumento possibile per orientare la classe dirigente del nostro paese a compiere scelte per il bene della società piuttosto che a vantaggio degli oligopoli e della finanza. L’associazionismo che crede profondamente nel ruolo sociale che abbiamo sempre svolto è, a mio modo di vedere, la vera speranza affinché i valori che ci contraddistinguono possano continuare a esistere anche grazie alle nuove tecnologie. È una sfida da vincere alla quale non possiamo rinunciare.

Leggi qui l’articolo…