Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

ANAPA | 31 January 2023

Scroll to top

Top

FONDO PENSIONE AGENTI. CACCIAMANI AGLI ISCRITTI: «UNA CLASS ACTION E LA RICHIESTA DI UN’AUDIZIONE IN PARLAMENTO PER TUTELARE I VOSTRI DIRITTI»

FONDO PENSIONE AGENTI. CACCIAMANI AGLI ISCRITTI: «UNA CLASS ACTION E LA RICHIESTA DI UN’AUDIZIONE IN PARLAMENTO PER TUTELARE I VOSTRI DIRITTI»
L’ordinario di economia degli intermediari finanziari presso l’Università degli Studi di Parma: ««È stato messo il segreto sugli atti, ma gli iscritti non possono non sapere come ha operato chi ha in mano la loro vita». 

Claudio CacciamaniUna class action e la richiesta di una audizione in Parlamento. Claudio Cacciamani (nella foto), ordinario di economia degli intermediari finanziari presso l’Università degli Studi di Parma, suggerisce queste strade agli iscritti al Fondo pensione agenti per tutelare i loro diritti e la loro pensione. In realtà ci sarebbero altre vie, ma questa è la più indicata.

«È stato messo il segreto sugli atti, ma gli iscritti non possono non sapere come ha operato chi ha in mano la loro vita», ha affermato Cacciamani durante la tappa milanese di Anapa on tour. «Gli iscritti sono tantissimi e l’idea di fare una class action molto forte, anche in sede governativa, sarebbe un’azione efficace e che in passato ha funzionato, vedi gli esempi nel settore bancario: i diritti dei risparmiatori sono da tutelare almeno quanto quelli iscritti al Fondo. E poi si parla sempre più di danno reputazionale: penso sia interesse sia del Fondo pensione agenti, sia dell’autorità di vigilanza non avere di questi problemi. La class action tirerebbe in ballo la responsabilità di chi doveva vigilare, perché i segnali c’erano. E oltre alla class action perché non avanzare la richiesta di audizione in Parlamento, con una commissione di inchiesta specificatamente sul Fondo pensione agenti?». Insomma per Cacciamani occorrerebbe un’azione forte, che faccia “rumore” a livello nazionale.

I CAMPANELLI DI ALLARME – Del resto, come ha sottolineato lo stesso Cacciamani nel suo intervento, c’erano alcuni aspetti, a priori, che facevano pensare. «Almeno tre indicatori», ha precisato. «Innanzitutto i costi di gestione del Fondo pensione agenti: avevano una  incidenza rispetto al totale dell’attivo che era esattamente il doppio della media dei fondi pensione italiani: parliamo dello 0,38% contro lo 0,18%. Secondo indicatore: l’investimento in immobili, un asset location di immobili situati in località non assolutamente primarie, come le caserme a Livorno…La terza cosa che mi dava da pensare era il sistema dei controlli sul Fondo…». Tutto questo, ha aggiunto Cacciamani, «è stato condito dal fatto che il sistema prestazionale non era sostenibile nel tempo. Vero. C’è da dire, però, che altre categorie professionali, come ingegneri, notai, commercialisti e architetti,  avevano risolto il problema per tempo».

Cacciamani ha detto la sua anche sul commissariamento, che ha portato solo a «dei sacrifici crescenti per gli iscritti in funzione dell’età e dell’accumulato».

QUATTRO COSE DA FARE IN FUTURO – Il professore ha suggerito agli iscritti al Fondo pensione agenti quattro mosse da fare in futuro. La prima è «monitorare la situazione. È tempo di bilanci ed entro il prossimo 30 aprile, salvo proroghe, conosceremo il nuovo bilancio. Suggerisco agli iscritti di farselo dare e di studiarlo», ha detto. La seconda mossa è «guardare come è l’asset allocation, se è cambiato ed eventualmente in cosa». C’è anche l’analisi dei costi e dei rendimenti, anche questo da monitorare. Infine, «prendere i bilanci e fare un piccolo benchmarking del Fonage rispetto ad altri fondi simili per numero di iscritti, quantità amministrate e altro, con l’obiettivo di capire se il Fonage è in buone mani o no».

ALTERNATIVA – Cacciamani ha posto anche alcuni interrogativi: se il problema che ha portato il Fondo al commissariamento dovesse ripresentarsi fra 3-4 anni, la situazione sarebbe nuovamente recuperabile? E se non si trovassero soluzioni, quale sarebbe l’alternativa? «Gli iscritti dovrebbero fare un’auto-cognizione e chiedersi se conviene ancora stare dentro il Fondo oppure se l’auto gestione possa essere una soluzione migliore. Insomma bisogna tenere presente un’alternativa che tuteli l’iscritto sul piano del futuro».

Fabio Sgroi

© RIPRODUZIONE RISERVATA