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ANAPA | 21 September 2019

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Fonage, niente pluralismo in CdA. E il bilancio non convince tutti.

Fonage, niente pluralismo in CdA. E il bilancio non convince tutti.

Pasquale Laera (4) Imc

(Contenuto a cura di ANAPA Rete ImpresAgenzia – Articolo e intervista di Marco Traverso)

Respinta la richiesta di «Insieme per il cambiamento» di inserire un loro esponente nel nuovo CdA e del Collegio Sindacale. Perplessità anche sui conti. Pasquale Laera: «Bene l’aumento per i pensionati, a condizione che questa valga solo per i “falcidiati” escludendo i “fortunati”, neo iscritti, post riforma statutaria. Temiamo che i buoni risultati possano non ripetersi in futuro e tante nostre legittime domande, che abbiamo posto da tempo, attendono ancora una risposta»

«Ancora una volta ha perso il pluralismo. E le nostre preoccupazioni permangono». È amaro il commento di Pasquale Laera (nella foto), esponente della Giunta Nazionale di ANAPA Rete ImpresAgenzia e delegato all’assemblea del Fondo Pensione Agenti (Fonage) per la lista «Insieme per il cambiamento», formazione presentata proprio da ANAPA, che rappresenta circa il 30% degli agenti iscritti. Gli esponenti di «Insieme per il cambiamento» avevano chiesto, a garanzia del massimo pluralismo possibile e nello spirito delle regole democratiche, l’elezione di un loro rappresentante all’interno nel nuovo CdA e del Collegio Sindacale che è stato nominato lo scorso 17 aprile, in occasione dell’Assemblea dei Delegati del Fondo stesso. E invece nulla, la maggioranza non ne ha voluto sapere, preferendo perseverare in uno «spoil system» che fa riflettere su quale sia la sensibilità per il dialogo e il confronto di chi ha la responsabilità di gestire il Fondo. Non solo. Nonostante i dati sulla carta, «Insieme per il cambiamento» nutre ancora non poche perplessità riguardo alla tenuta – soprattutto nel tempo – della situazione di Fonage.

Dottor Laera, come valuta il secco «no» alla vostra richiesta di inserire nel nuovo CdA e del Collegio Sindacale un rappresentante di «Insieme per il cambiamento»?

«Credo sia una sconfitta. Ma non soltanto per noi. Per tutti. E soprattutto per il pluralismo e la democrazia interna. Basta guardarsi in giro: in ogni realtà elettiva la minoranza è rappresentata pro quota. E’ normale, avviene in ogni consesso. Invece in Fonage pare che il dialogo e il confronto facciano paura e non capiamo le ragioni di questo atteggiamento di chiusura davvero inspiegabile. Noi siamo in Fonage per fare gli interessi di tutti gli agenti e avremmo voluto poterli fare in maniera ancora più incisiva. Pensavamo che una rappresentanza fosse un nostro “diritto democratico” e invece abbiamo preso atto che per qualcuno non è così. Confesso che un po’ ce lo aspettavamo. A questo punto teniamo soltanto che tutti i colleghi sappiano quali sono i metodi utilizzati da chi gestisce il Fondo stesso. Ognuno tragga le proprie conclusioni».

A quanto pare però quella di un vostro rappresentante nel CdA non è l’unica richiesta che vi è stata negata…

«Purtroppo no, ad esempio il nostro invio a ridurre i compensi degli amministratori è caduto nel vuoto. Anzi, addirittura lo SNA ha chiesto il ripristino dei compensi agli amministratori della Agenim srl, immobiliare controllata da Fonage. Una beffa, per quanto ci riguarda».

In sostanza, intende dire che non vi hanno dato retta?

«Hanno tirato diritto per la loro strada, come temevamo. Avevamo anche chiesto di aprire una solerte negoziazione con l’ANIA riguardo all’aumento delle quote di partecipazione paritetica al Fondo tra mandante e mandatario e, se attuabile, l’introduzione di nuove prestazioni da erogare. Solo su un punto ci hanno ascoltati: dopo la falcidia subita dagli agenti pensionati e superstiti seguita al commissariamento, considerando che quest’anno la gestione presenta un avanzo di 29 milioni di Euro, avevamo chiesto di verificare la possibilità di recuperare le prestazioni a favore dei pensionati che si trovano in maggior stato di necessità e che sono stati oggetto di tagli dai provvedimenti del Commissario. Su questo il presidente ha comunicato di aver presentato alla COVIP una formale richiesta di aumento delle prestazioni pensionistiche nella misura del 6-7%».

Quindi possiamo dire che una notizia positiva è uscita dall’assemblea, ovvero che una delle 5 domande poste già dallo scorso anno (che troverete elencate in calce all’articolo, ndIMC), è stata accolta. Almeno per questo siete soddisfatti?

«Sicuramente, in particolare per i colleghi che giustamente ne beneficeranno e che noi da sempre tuteliamo, ma non le nascondo che restiamo perplessi, perché temiamo che i risultati conquistati quest’anno non siano ripetibile nelle prossime gestioni. E poi, non abbiamo inteso se di tale aumento della rendita, ne beneficeranno anche gli oltre 100“fortunati”, che si sono iscritti a Fonage, lo scorso anno, dopo la riforma statutaria, senza aver saldato gli arretrati. Se mai così fosse saremmo di fronte a un ingiusto, secondo, grande regalo a codesti “fortunati”, tra i quali risulterebbe esserci anche l’attuale presidente dello SNA, Claudio Demozzi. Comunque stiamo attendendo le altre risposte alle nostre domande riguardo al dossier del commissario, ai 25 milioni risparmiati dall’ANIA grazie allo SNA, alla trasparenza sull’effimera prestazione definitiva. Ma ci sono altri aspetti che noi riteniamo piuttosto preoccupanti».

Può spiegarceli meglio?

«La questione che più ci inquieta è relativa al fatto che il bilancio riporta i valori dei titoli al prezzo di acquisto storico e non a quello del valore attuale, condizionando ovviamente in positivo il risultato finanziario. L’utile è stato realizzato con movimentazione dei Btp, dato il salire e lo scendere dello spread. Non è un caso che il portafoglio titoli di Stato sia aumentato. La nostra domanda è: si riuscirà a replicare il risultato nel momento in cui lo spread si stabilizzasse? E anche se, per far fronte a questo, si scegliesse di investire in titoli alternativi a maggiore rendimento, occorrerebbe fare molta attenzione, perché si rischierebbe di finire in acque pericolose e non esplorate. Poi c’è quello che noi consideriamo il vero “vaso di Pandora”, ovvero il patrimonio immobiliare. Ad esempio si cita un recupero enorme di canoni d’affitto, che è importante, ma rappresenta “un’una tantum”. Infine ci chiediamo quanto percepiranno gli amministratori e sindaci dell’immobiliare. C’è poi un problema di costi di gestione, che sono sempre elevati».

Quindi la situazione continua a non convincervi?

«Senza dubbio. A quanto sostenuto prima occorre aggiungere che il rendimento fatto registrare, circa del 4%, non è nulla di eccezionale ed é pari a quello che quasi tutte le gestioni separate di tante compagnie di assicurazione hanno realizzato, oltretutto con costi di gestione più bassi. Riteniamo inoltre infatti che anche il fatto che venga aumentata la rendita, permanendo però la prestazioni definita, sia molto pericoloso per il futuro delle nuove generazioni. Tutte circostanze, unite a quelle sopra esposte, che ci inducono alla prudenza, a differenza di certe dichiarazioni dai toni trionfalistici ascoltate in questi giorni. Il nostro timore è questo risultato non possa essere ripetuto ancora in futuro, con tutte le conseguenze che purtroppo abbiamo già vissuto».


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Le cinque domande di ANAPA

1) Perché il nuovo CdA si è rifiutato di inviare ad ANAPA Rete ImpresAgenzia il famoso «dossier» di 75 pagine redatto dal Commissario Straordinario prima di terminare l’incarico?

2) Perché, dopo la cura di «lacrime e sangue» che la categoria (pensionati e prossimi al pensionamento, nonché eredi) ha subito per salvare il FPA, che faceva acqua da tutte le parti proprio a causa dei «numeri» promessi dai precedenti amministratori, si persegue in questa comunicazione «propagandistica», tra l’altro basata su ipotesi che già in passato non sono state rispettate?

3) Ma perché nessuno racconta che grazie allo SNA, che ha detto NO a tutte le ipotesi di risanamento proposte dal commissario, la categoria ha dovuto rinunciare al contributo una tantum dell’ANIA di 20 milioni (elevabile a 25 milioni, grazie alla mediazione del sen. Cassano) + 100 Euro all’anno vita natural durante per ogni agente, unicamente per mantenere la “prestazione definita”?

4) Ma perché nessuno degli attuali amministratori di Fonage spiega che la tanto decantata «prestazione definita», in base al piano di risanamento che il commissario straordinario ha fatto approvare alla COVIP, dovrà in futuro essere verificata anno per anno sulla base delle risultanze del bilancio tecnico e all’aggiornamento dei calcoli attuariali, per evitare il rischio di un altro buco prospettico?

5) Ma perché vengono esaltate le inique modifiche statutarie post risanamento, che consentono anche ai nuovi iscritti di accedere alle prestazioni definite del fondo «senza versare gli arretrati» (di cui ha beneficiato anche il Presidente dello SNA, tra i 100 «fortunati» nuovi iscritti), e l’over rispetto al tasso tecnico di mantenimento, frutto della gestione appena conclusa (peraltro in un contesto di mercato estremamente favorevole), che non è detto che si ripeta il prossimo anno?

Leggi qui l’intervista…