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ANAPA | 23 July 2021

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Dati dei clienti scambiati senza consenso: Antitrust multa Telepass per 2 milioni

Dati dei clienti scambiati senza consenso: Antitrust multa Telepass per 2 milioni
Nel mirino è finita la vendita di polizze rc auto attraverso l’app della società controllata da Atlantia

Antitrust ha multato per due milioni di euro Telepass e Telepass Broker (controllata dalla prima) per aver gestito in modo disinvolto i dati dei propri utenti e aver proposto preventivi in modo poco trasparente. L’indagine dell’autorità, partita a giugno 2020 da una segnalazione di Anapa (l’associazione degli agenti assicurativi) si è concentrata sulla distribuzione di polizze rc auto tramite l’app di Telepass agli abbonati Telepass Family e Telepass Viacard. È un servizio che consente a questi utenti di chiedere e ottenere un preventivo di rc auto, aderire e pagare il premio attraverso lo stesso conto con il quale paga il normale canone Telepass.

Sono due le condotte contestate alla società controllata da Atlantia, che risultano terminate l’8 febbraio 2021. La prima: non aver informato i propri consumatori sul fatto che i suoi dati sarebbero stati scambiati con compagnie e intermediari assicurativi, anche per motivi commerciali; la seconda, proporre al cliente un preventivo senza però spiegare con quali criteri ha selezionato quello, e non altri. E poi c’è un altro aspetto: in fase di istruttoria Antitrust ha scoperto che Telepass aveva un accordo con i due intermediari (i cui nomi sono coperti da “omissis”) per far sì che, al momento del rinnovo, al cliente venissero proposte le offerte di quei partner, “anche in presenza di soluzioni meno onerose da parte di altri operatori”.

La vicenda Telepass riporta i riflettori su una vicenda di estrema attualità: la gestione dei nostri dati, il cui valore economico è spesso superiore a quello di un singolo contratto. Spesso le aziende, facendo leva sulla “velocità” e la “semplicità” di un’operazione, spingono gli utenti a dare il proprio assenso in modo frettoloso. Proprio su questo punto Telepass sosteneva che il proprio “cliente medio” non sia sprovveduto e che, anzi, sia ben consapevole che i propri dati possano essere usati anche per vendergli altri prodotti. Ma Antitrust ha risposto che è tutto relativo: se si propongono servizi molto innovativi e inediti, i consumatori possono “essere non dotati delle competenze necessarie” per capire i rischi che questi comportano. In questo caso, rischi per la privacy.

Antitrust spiega che i dati condivisi tra le due società del gruppo Telepass sono pochi e semplici: targa, data di nascita e indirizzo di residenza del cliente. Ma di più, e più verticali, sono quelli che riceveva dalle compagnie assicurative che fornivano il preventivo al cliente. Dati che venivano conservati fino ai 13 mesi successivi alla fine del rapporto (a meno che il cliente non si opponesse espressamente), dando a Telepass “tutto il tempo di sfruttarli e gestirli in via autonoma e indipendente sotto l’aspetto commerciale”.

Quanto ai preventivi, al cliente del servizio non veniva neanche detto tra quali compagnie sarebbe stato fatto il confronto delle tariffe: l’app parla di non ben identificate “compagnie emittenti”. E una volta ottenuto il preventivo non è spiegato con quale criterio sia stato scelto (il premio più basso a parità di massimale). Antitrust specifica che alla fine Telepass ha aggiornato l’informativa sul processo di preventivazione, rendendola più chiara e colmando così le lacune rilevate. Ma la sanzione, per quegli otto mesi, è arrivata.

Le reazioni. L’annuncio della sanzione ha suscitato i commenti di due associazioni di consumatori. Assoutenti, una delle più attive sui temi rc auto e mobilità lamenta, con il suo presidente Furio Truzzi, come “ancora una volta gli utenti vengano utilizzati come prodotti commerciali, e i loro dati utilizzati in modo illecito per aumentare i profitti delle società”.

“In tema di polizze rc auto gli utenti vengono bersagliati da offerte commerciali e comparatori che promettono risparmi, prodotti la cui convenienza esiste solo sulla carta, poiché le proposte evidenziate ai consumatori sono in realtà frutto di accordi commerciali tra le imprese assicuratrici e le società intermediarie – prosegue Truzzi – l’Ivass, il cui compito è quello di vigilare su simili abusi, deve potenziare la propria attività di controllo proprio per prevenire e stroncare sul nascere pratiche scorrette che danneggiano gli utenti, partendo proprio dai reclami e dalle senalazioni presentate dai consumatori”.

Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori ribadisce il “diritto sacrosanto dell’utente ad avere un’informazione chiara e completa, immediatamente accessibile che dia evidente richiamo eventuali usi per fini commerciali dei dati forniti in fase di registrazione e dell’eventuale loro cessione a terzi. Il consumatore deve essere sempre libero di prestare o negare il consenso all’accesso ai dati personali da parte di soggetti terzi e per poterlo fare deve essere adeguatamente informato. E’ un principio ormai consolidato. I nostri dati valgono” conclude Dona.

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